Avvio d’anno negativo per i mercati

Market-movers:

  • Cina
  • Tensioni geopolitiche
  • Dati macro-economici

 

I mercati internazionali hanno aperto l’anno decisamente negativi, trascinati fortemente al ribasso dai listini cinesi che in settimana hanno registrato consistenti perdite, tanto da far scattare in più occasioni la sospensione delle contrattazioni in Borsa, sulla base della nuova norma introdotta dal governo di Pechino. A scatenare l’ondata di vendite sui listini internazionali sono stati principalmente i timori per il rallentamento dell’economia cinese, dopo la pubblicazione del dato negativo sul settore manifatturiero, amplificati poi da una nuova svalutazione dello yuan da parte delle autorità cinesi. La risposta degli investitori è stata, come in altre circostanze analoghe, di crescente avversione al rischio, che si è riflessa in un aumento della domanda degli asset “rifugio” (Bund, Yen, …). Spinte al ribasso sono arrivate anche dal Medio Oriente, dove le crescenti tensioni tra Iran ed Arabia Saudita hanno provocato repentine oscillazioni dei prezzi del petrolio, che ha toccato in settimana nuovi livelli minimi. Sul piano macro, i dati pubblicati in avvio di settimana non sono stati incoraggianti, con il PMI manifatturiero USA attestatosi a dicembre a 51.2 (rispetto al 51.3 precedente) e l’inflazione nell’Area Euro ancora prossima allo zero. Solo in chiusura di settimana sono arrivati segnali di stabilizzazione dalle Borse asiatiche, dopo che le autorità cinesi hanno deciso di sospendere i meccanismi di interruzione delle contrattazioni in Borsa per ribassi giornalieri superiori al 7%. C’è stato un tentativo di recupero anche degli altri listini internazionali, dopo i dati positivi sul mercato del lavoro americano, che tuttavia hanno poi ripiegato in negativo.

 

News-flow macro: negli Stati Uniti l’indice ISM manifattura si è attestato a dicembre a 48.2 (vs. 48.6 precedente e 49 stimato); gli indici PMI del settore dei servizi e composite si sono attestati a dicembre, rispettivamente, a 54.3 (vs. 53.7 precedente e 54 atteso) e 54 (vs. 53.5 precedente). In relazione al mercato del lavoro i dati hanno confermato il progressivo miglioramento in atto. Nel dettaglio, la variazione dell’occupazione nel settore privato è stata a dicembre di +257K (vs. 211K precedente e 198K atteso) e le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 277K (vs. 287K e 275K stimato). La variazione dei salari non agricoli è stata a dicembre di +292K (vs. 252K precedente e 200K atteso); il salario medio orario è aumentato a dicembre su base annua del +2.5% (vs. +2.3% precedente). Nell’Area Euro l’indice CPI armonizzato UE in Germania si è attestato a dicembre allo 0% m/m (vs. +0.1% precedente e +0.2% atteso); su base annua al +0.2% (vs. +0.3% precedente e +0.4% stimato). In Germania gli indici PMI del settore dei servizi e composite si sono attestati a dicembre, rispettivamente, a 56 (vs. 55.4 precedente) e 55.5 (vs. 54.9 precedente). Nel complesso dell’Area i PMI del settore dei servizi e composite si sono attestati a dicembre, rispettivamente, a 54.2 (vs. 53.9 precedente) e 54.3 (vs. 54 precedente). Nell’Area la fiducia al consumosi è attestata a dicembre al -5.7 (vs. -5.7 precedente). In Giappone gli indici Nikkei PMI del settore dei servizi e composite si sono attestati a dicembre, rispettivamente, a 51.5 (vs. 51.6 precedente) e 52.2 (vs. 52.3 precedente). In Cina gli indici Caixin PMI del settore dei servizi e composite si sono attestati a dicembre, rispettivamente, a 50.2 (vs. 51.2 precedente) e 49.4 (vs. 50.5 precedente).

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei rendimenti governativi benchmark Euro e USA. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco hanno allargato in settimana; anche gli indici CDS hanno allargato per tutti i comparti.

 

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