Orizzonte temporale, stabilire quello giusto e poi rispettarne i tempi

Tranne la necessità di parcheggiare la liquidità per esigenze familiari prestabilite o per aspettare come investire al meglio, l’orizzonte temporale corretto è sempre quello di medio – lungo periodo

 

Secondo molti esperti finanziari l’attuale contesto di mercato impone al risparmiatore evoluto alcune scelte quasi obbligate. La prima è rappresentata dal diversificare al massimo il portafoglio (azioni, obbligazioni, strumenti di liquidità, valute, materie prime, partecipazioni immobiliari ecc.) mentre la seconda consiste nell’affidarsi a un buon gestore di fondi che adotti un approccio flessibile capace di adeguarsi meglio alle differenti e repentine dinamiche dei mercati. Infine, ma non certo per importanza, è indispensabile allungare l’orizzonte temporale d’investimento rispetto alle abitudini del passato.

Quest’ultimo punto è particolarmente critico per le famiglie italiane che si sono abituate negli ultimi decenni ad investire in titoli di stato (soprattutto Bot e Ctz) da mantenere in portafoglio per tutta la loro durata (12 – 18 mesi) incassandone gli interessi e rinnovandoli a scadenza, senza percepire nessun rischio. Dall’estate 2011, anche le famiglie italiane, però, hanno dovuto fare i conti con l’affidabilità dell’emittente scoprendo sulla propria pelle che avrebbe potuto materializzarsi addirittura il fallimento dello stato italiano. A distanza di 4 anni la situazione sulle finanze del nostro paese (e, più in generale, della zona euro) è migliorata. Tuttavia, complici i tassi di interesse a zero (o, addirittura, sottozero per i Bot e i Ctz), i risparmiatori che volessero ambire a rendimenti di una certa consistenza su base annua (diciamo dal 3% all’anno in su), devono diversificare le fonti di rendimento e, per l’appunto, allungare l’orizzonte temporale di investimento.

La domanda da porsi per individuare il corretto orizzonte temporale è per quanto tempo non si avrà ragionevolmente bisogno del capitale che si intende investire. Escludendo necessità familiari a breve (matrimonio dei figli, permuta della casa, iscrizione a master universitari ecc.) per le quali è bene parcheggiare i risparmi in strumenti di liquidità (fondi monetari euro o fondi obbligazionari governativi euro a breve termine), si deve optare per archi di tempo dai tre anni in su. In funzione dell’orizzonte temporale si può scegliere il fondo o il portafoglio di fondi più adeguato in termini di rischio / rendimento atteso. Per farlo, però, il consiglio è quello di affidarsi ad un consulente finanziario di fiducia che permetta di progettare gli obiettivi e la soluzione strategica di lungo periodo e quelle tattiche (ma marginali) più di breve.

In ogni caso, una volta stabilito quale sia l’arco di tempo adeguato per l’investimento selezionato, è indispensabile mantenere fede alle convinzioni evitando di assumere decisioni emotive che possono non soltanto vanificare i target da raggiungere ma persino compromettere il capitale investito. Facciamo un esempio pratico. Ipotizziamo un investimento a fine luglio 2008 (cioè alla vigilia del fallimento di Lehman Brothers) in fondi monetari, obbligazionari, bilanciati e azionari. Dopo appena sette mesi, cioè a fine febbraio 2009, l’indice dei fondi monetari segnava un +1,3%, quello dei fondi obbligazionari un +2%, quello dei fondi bilanciati un -14,2% e quello dei fondi azionari un -32,2%: se, presi dal panico, i sottoscrittori dei fondi bilanciati e azionari avessero venduto avrebbero contabilizzato perdite piuttosto ingenti e, soprattutto, difficilmente recuperabili in breve da investimenti in fondi obbligazionari e monetari. Se, al contrario, gli investitori avessero mantenuto fede al corretto orizzonte temporale di investimento, le cose sarebbero andate molto diversamente. Dopo 5 anni, al 31 luglio 2013, ovvero l’orizzonte temporale adeguato per un investimento in fondi bilanciati, il rendimento in questi fondi sarebbe stato del +16,4% (pari al +3,1% su base annua) mentre dopo sette anni, al 31 luglio 2015, l’arco di tempo più idoneo ad un investimento in fondi azionari, il rendimento in fondi azionari sarebbe ammontato al +43,9% (pari al +5,34% su base annua).

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