Aggiornamento settimanale sui mercati: Lieve allentamento delle tensioni sui mercati

Market-movers:

  • Prezzi petrolio
  • Dati macro-economici

 

Nel corso della scorsa settimana si è assistito ad un lieve allentamento delle tensioni sui mercati azionari globali, che hanno recuperato terreno dopo aver accumulato consistenti perdite da inizio anno. Il rimbalzo dei listini è stato guidato da una certa stabilizzazione dei prezzi del petrolio, dagli interventi risoluti della Banca Centrale Europea e della People’s Bank of China e da alcuni segnali rassicuranti arrivati dai dati macro americani su produzione manifatturiera e mercato del lavoro. Nel dettaglio, la produzione manifatturiera è salita a gennaio del +0.5%, dopo la contrazione del mese precedente (-0.2%) e rispetto alla stima di consenso (+0.2%). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 262K, rispetto alla precedente rilevazione (269K) e la stima di 275K. Negativo invece il dato del PIL giapponese, sceso nell’ultimo trimestre del 2015 oltre le attese del -1.4% annualizzato. Tale contrazione è stata dovuta principalmente alla forte discesa dei consumi ed apre alla possibilità di una nuova manovra espansiva da parte della Bank of Japan a marzo, qualora dovessero protrarsi le turbolenze sui mercati e lo yen continuasse ad apprezzarsi. Infine, si è osservato in settimana un recupero dei titoli bancari, dopo aver sperimentato ad inizio febbraio una forte ondata di vendite sulla scia dei timori per la solidità di alcune banche europee.

 

News-flow macro: negli Stati Uniti le nuove costruzioni di case sono scese a gennaio del -3.8% m/m (vs. -2.8% precedente e +2% stimato). L’indice PPI ex. alimentari ed energia è salito a gennaio del +0.4% m/m (vs. +0.2% precedente e +0.1% atteso). La produzione industriale è cresciuta a gennaio del +0.9% m/m (vs. -0.7% precedente e +0.4% stimato). Anche l’indice CPI ex. alimentari ed enegia è salito a gennaio del +0.3% m/m (vs. +0.2% precedente e +0.2% stimato). Nell’Area Euro gli indicatori ZEW sulle aspettative economiche in Germania e nel complesso dell’Eurozona sono scesi a febbraio, rispettivamente, a 1 (vs. 10.2 precedente) e 13.6 (vs. 22.7 precedente). In Germani l’indice PPI è sceso a gennaio del -0.7% m/m (vs. -0.5% precedente e -0.3% atteso). Infine, la fiducia al consumo nel complesso dell’Area è scesa a febbraio a -8.8 (vs. -6.3 precedente e -6.6 atteso). In Giappone Le esportazioni e le importazioni si sono attestate a gennaio, rispettivamente, a -12.9 a/a (vs. -8 precedente e -10.9 stimato) e -18 (vs. -18 precedente e -15.8 stimato). In Cina gli indici CPI e PPI si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a +1.8% a/a (vs. +1.6% precedente e +1.9% atteso) e -5.3% (vs. -5.9% precedente e -5.4% stimato).

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione dei rendimenti governativi benchmark Euro su tutte le scadenze, mentre i tassi sulla curva USA sono rimasti sostanzialmente invariati. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco sono tornati a stringere in settimana, così come anche gli indici CDS.

Aggiornamento settimanale sui Mercati: Trend negativo dei mercati e Volatilità elevata

Market-movers:

  • Prezzi petrolio
  • Trimestrali società
  • Dati macro-economici

 

Nel corso della scorsa settimana i mercati azionari hanno proseguito nel trend di discesa, in un contesto di elevata volatilità. Non si allentano i timori per le prospettive di crescita globale, esposta a diversi fattori di rischio: il rallentamento di Cina ed Emergenti, il crollo del petrolio e di altre materie prime, le incertezze circa la solidità di alcune banche europee, la mancanza di segnali forti di crescita negli Stati Uniti ed Eurozona. Gli investitori sembrano aver perso fiducia anche nella capacità delle banche centrali di sostenere l’economia, mostrando elevata avversione al rischio che si è riflessa nella crescente domanda dei cosiddetti haven asset, determinando il rialzo delle quotazioni dell’oro, il rafforzamento dello yen e la discesa dei rendimenti di Bund e treasury US. In effetti, la Yellen con il suo discorso al Congresso di questa settimana non è riuscita a calmare gli animi, riconoscendo che le condizioni finanziarie sono diventate meno favorevoli per la crescita americana e, se protratte, potrebbero impattare le prospettive dell’attività economica e del mercato del lavoro. La Yellen ha ribadito l’intenzione della Fed di rialzare gradualmente i tassi, facendo presente tuttavia che il proseguire delle turbolenze sui mercati potrebbe modificare il piano di rialzi previsto per il 2016. Ad ogni modo, la Fed non ha modificato le sue stime di crescita per l’economia americana, reputando ancora prematuro stabilire se l’attuale correzione di mercati azionari, prezzi del greggio e alcuni rendimenti obbligazionari rappresenti una fase di volatilità o rifletta effettivamente un peggioramento dei fondamentali dell’economia globale.

News-flow macro: negli Stati Uniti le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 269K (vs. 285K precedente e 280K stimato). Le scorte delle società sono salite a dicembre del +0.1% (vs. -0.1% precedente e +0.1% atteso). Gli indici dell’università del Michigan su sentiment ed aspettative economiche si sono scesi a febbraio, rispettivamente, a 90.7 (vs. 92 precedente e 92.3 stimato) e 81 (vs. 82.7 precedente). Nell’Area Euro in Germania la produzione industriale destag. è scesa a dicembre del -1.2% m/m (vs. -0.1% precedente e +0.5% atteso). Sempre in Germania le esportazioni ed importazioni si sono contratte a dicembre, rispettivamente, del -1.6% m/m (vs. +0.5% precedente e +0.5% atteso) e -1.6% m/m (vs. +1.3% precedente e -0.5% stimato); l’indice CPI è sceso a gennaio del -0.8% m/m, su base annua è salito del +0.5%. Il PIL destag. è salito nel quarto trimestre del 2015 del +0.3% t/t (vs. +0.3% precedente e +0.3% atteso). Nel complesso dell’Area la produzione industriale destag. è scesa a dicembre del -1% m/m (vs. -0.5% precedente e +0.3% stimato); il PIL destag. si è attestato nel quarto trimestre del 2015 al +0.3% t/t (vs. +0.3% precedente), su base annua al +1.5% (vs. +1.6% precedente). In Giappone l’indice PPI è sceso a gennaio del -0.9% m/m (vs. -0.4% precedente e – 0.7% stimato). In Cina le esportazioni ed importazioni sono scese a gennaio, rispettivamente, del -11.2% a/a (vs. -1.4% precedente e -1.8% stimato) e -18.8% a/a (vs. -7.6% precedente e -3.6% atteso).

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei rendimenti governativi benchmark Euro e USA. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco hanno continuato ad allargare, così come anche gli indici CDS.

Fideuram Investimenti: View e Sintesi di Febbraio 2016

Scenario macroeconomico

Abbiamo apportato una modesta revisione al ribasso alle nostre previsioni di crescita per il 2016 nel corso delle ultime settimane (concentrata su USA e Giappone). Il nostro scenario rimane però decisamente più costruttivo di quello scontato dai mercati finanziari che hanno subito una pesante correzione dall’inizio dell’anno, centrata in una prima fase sui timori relativi alla Cina (e, in particolare, sulla sua politica di cambio), sulle ripercussioni del calo del prezzo del greggio e, più recentemente, sulla riconsiderazione delle prospettive di crescita, in particolare negli USA, in un contesto in cui aumentano i dubbi sulla capacità delle banche centrali di affrontare questa nuova sfida.

Mercati Azionari

Seppur vadano rimodulate le aspettative di crescita globale, non ci attendiamo che le economie avanzate vadano in recessione. Le principali banche centrali rimangono attive e guardinghe. La Fed, nonostante abbia intrapreso un movimento di progressiva riduzione dell’accomodamento monetario, conserva una postura storicamente favorevole alla crescita dell’economia reale. Nonostante lo storno dei mercati, rimaniamo moderatamente costruttivi sul mercato azionario che continua ad offrire un moderato premio per il rischio rispetto al mondo obbligazionario.

Cosa ci aspettiamo…

Siamo moderatamente positivi sul mercato azionario.

Continuiamo a preferire l’Area Euro, ma gli Stati Uniti presentano alcuni elementi di interesse.

Mercati Obbligazionari

Il movimento dei tassi core verso il basso sembra scontare un quadro macro in sempre più marcato deterioramento rispetto agli indicatori reali. Per ora continuiamo a credere che le prospettive delle economie avanzate non siano così negative come implicito nel movimento dei mercati e ci attendiamo un movimento di riallineamento dei tassi con i fondamentali macro e il supporto da parte delle banche centrali.

Cosa ci aspettiamo…

Si continua a preferire il comparto a 3-5 anni e si mantiene la cautela nei confronti dei comparti a spread.

 

Scenario macroeconomico

USA: momento difficile per la Fed

L’economia americana ha chiaramente rallentato nella parte finale dello scorso anno e i dati finora disponibili evidenziano un andamento non certo vivace anche per l’inizio del 2016. La crescita del PIL nel quarto trimestre ha infatti rallentato allo 0.7% annualizzato, nonostante un contributo delle scorte decisamente meno negativo delle nostre attese. La nostra stima per il primo trimestre contempla solo una moderata riaccelerazione (verso l’1.5%) e abbiamo conseguentemente rivisto le nostre stime di crescita per il 2016 dal 2.4% al 2.0%. Alla luce della revisione al ribasso del profilo di crescita, delle tensioni sui mercati finanziari e dell’ulteriore riduzione delle aspettative di inflazione, riteniamo che la Fed manterrà i tassi invariati nella prossima riunione di marzo. Continuiamo però a prevedere che, più avanti nel corso dell’anno, in presenza di una stabilizzazione del quadro congiunturale, la Fed prosegua nel graduale processo di aggiustamento al rialzo dei tassi.

Area EURO: BCE, ancora tu

Nella riunione di gennaio la BCE ha preso atto che è necessario agire ancora: la continua discesa del prezzo del petrolio, l’arresto del trend di deprezzamento dell’euro ed il peggioramento del quadro di crescita globale allontanano ulteriormente la risalita dell’inflazione verso l’obiettivo. Il mercato sconta pienamente un altro taglio del tasso sui depositi di 10 punti base, ma la BCE potrebbe introdurre anche innovazioni tecniche (sulla scorta di quanto deciso dalla BoJ) e modificare il ritmo degli acquisti mensili del programma QE. Del resto, anche la resistenza dell’Area Euro agli shock esterni sta mostrando maggiore difficoltà: a gennaio il PMI manifatturiero ha registrato il calo più forte dell’ultimo anno e mezzo ed è sceso anche il PMI dei servizi. In particolare, il peggioramento della fiducia delle imprese a inizio anno mette a rischio la previsione di accelerazione della crescita nel 2016 dai ritmi modesti (1% ann.) prevalenti nella seconda metà del 2015. L’inflazione, a sua volta, dopo essere temporaneamente risalita allo 0.4% a gennaio potrebbe tornare ancora negativa tra marzo e maggio.

Giappone: sotto zero anche a Tokio

Nella riunione di fine gennaio la Bank of Japan ha decisamente sorpreso i mercati con la decisione di portare in negativo il tasso sulle riserve detenute presso la banca centrale, una misura che il governatore Kuroda aveva in passato ripetutamente escluso. Al fine di non pesare troppo sulla redditività delle banche, il tasso negativo (per ora fissato al -0.1%) si applicherà solo ad una quota ridotta delle riserve detenute dalle banche. La BoJ ha inoltre ulteriormente spostato in avanti il periodo in cui prevede che sarà raggiunto il proprio obiettivo d’inflazione. La BoJ ha così aggiunto un terzo strumento, oltre all’espansione dell’attivo e alla composizione dello stesso, nell’arsenale disponibile per la banca centrale e, al riguardo, riteniamo probabile che il tasso sui depositi venga ulteriormente spinto al ribasso nel corso dei prossimi trimestri.

 

Mercati Azionari

Apertura d’anno difficile per i listini azionari

L’inizio dell’anno ha riproposto con una certa insistenza le preoccupazioni che già durante la scorsa estate avevano agitato i mercati. Il movimento di quest’ultimi è stato particolarmente evidente: i listini azionari hanno accusato una flessione che fatica, per intensità della correzione, a trovare esempi storici analoghi in apertura d’anno. I timori prendono spunto dalla recrudescenza della questione cinese dove il rallentamento recente ed i timori su quello prospettico sembrano aver contagiato le materie prime e gli altri paesi emergenti. Il prezzo del petrolio, in particolare, già condizionato dalle vicende cinesi ha subito un tracollo delle quotazioni a causa del sempre più marcato squilibrio sul lato dell’offerta provocando contraccolpi tra i paesi esportatori di greggio. I timori sulla crescita, inoltre, si sono mostrati probabilmente anche più indigesti in questa fase in cui la Fed ha intrapreso la via del processo di normalizzazione della politica monetaria in un contesto in cui, al margine, i dati macroeconomici negli Stati Uniti mostrano una flessione. La tensione nata sui settori più legati al comparto energetico sembra ora essersi estesa anche ai settori ciclici e finanziari. Anche sul fronte degli utili la dinamica è rimasta più deludente di quanto pensassimo e le aspettative degli analisti continuano a puntare verso una decrescita del livello complessivo della profittabilità. Un movimento così ampio nei principali listini sviluppati nel primo mese dell’anno sembra indicare che il mercato stia cominciando a prefigurare una possibile situazione recessiva nelle economie avanzate.

Al momento, seppur vadano rimodulate le aspettative di crescita globali, non ci attendiamo che le economie vadano in recessione. Le principali banche centrali rimangono attive e guardinghe e la Fed, nonostante abbia intrapreso un movimento di progressiva riduzione dell’accomodamento monetario, conserva una postura storicamente favorevole alla crescita dell’economia reale. Rimaniamo moderatamente costruttivi nei confronti del mercato azionario.

Negli Stati Uniti la traiettoria degli utili era già indirizzata verso un cammino al ribasso, ma il livello dei tassi di interesse rimane ancora molto contenuto, mentre il premio per il rischio offerto dal mercato si presenta ancora decoroso rispetto al mondo obbligazionario. Con stime degli analisti significativamente riviste al ribasso e quotazioni al margine più interessanti, il mercato statunitense ritorna ad essere interessante ma, in un contesto così volatile, le considerazioni sull’opportunità di incrementarne il peso in portafoglio necessitano di un po’ più di visibilità sul fronte macroeconomico. In questa fase di correzione, a causa del mix settoriale più ciclico l’Area Euro, così come il Giappone, ha sofferto di più rispetto agli Stati Uniti. La ripresa della domanda interna che doveva sostenere i consumi è stata inferiore alle nostre aspettative. Al momento le valutazioni più convenienti dell’area ci suggeriscono di mantenere la posizione. Condizionato dalle prospettive dell’economia cinese, il Giappone, nonostante l’intervento della banca centrale, rischia di vedere la valuta apprezzarsi e la crescita rallentare. L’alleggerito posizionamento degli investitori e le valutazioni probabilmente vicine ai minimi rendono il segmento dei paesi emergenti interessante ed attendiamo segnali un po’ più rassicuranti dal fronte della Cina prima di rivalutare più concretamente l’area.

 

Mercati Obbligazionari

Mercati intimoriti dalle prospettive di crescita

Nel corso della prima parte dell’anno i rendimenti nelle maggiori economie mondiali si sono mossi univocamente verso il basso. Il movimento di riduzione dei tassi si è presumibilmente costruito sulla base della revisione significativa da parte del mercato delle aspettative sulla crescita globale e sulla dinamica dell’inflazione che rimane deludente, anche complice il forte calo del petrolio. Abbiamo così visto le curve europee appiattirsi, con una riduzione, soprattutto, dei segmenti a media scadenza. I timori che già avevano contaminato i mercati nel corso della scorsa estate si sono riproposti in apertura d’anno: il rallentamento cinese, l’effetto sul mondo asiatico del rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti, con il contestuale deprezzamento del prezzo del petrolio, sono stati il preludio all’indebolimento dei dati macro negli stessi Stati Uniti. In questo contesto problematico la BCE, nella riunione di fine gennaio, ha annunciato l’intenzione di aumentare la portata degli stimoli monetari ed i tassi si sono ulteriormente contratti.

I tassi di interesse hanno incorporato il deterioramento del ciclo e sembrano già scontare un processo di peggioramento superiore a quanto attualmente gli indicatori macroeconomici riterrebbero giustificabile. Se la dinamica attuale dovesse rivelarsi, come crediamo, in una fase di rallentamento e non in qualcosa di più severo, il movimento dei tassi dovrebbe, dagli attuali minimi, riallinearsi verso livelli coerenti con una economia che migliora, seppur faticosamente. Ciò vale soprattutto per i segmenti a lunga scadenza dei paesi core, ovvero sia per gli Stati Uniti che per la Germania, in quanto attualmente incorporano un andamento dell’inflazione decisamente modesto. Anche sul fronte della pendenza delle due curve, quella USA sembra contemplare un’azione anemica della Fed ed un impatto negativo della corrente postura di politica monetaria sulla parte a lunga dei tassi. Appare quindi presente il rischio per un aumento delle pendenze delle curve. Siamo moderatamente positivi, invece, sulla periferia, dove l’aspettativa di incrementare la portata degli stimoli di politica monetaria da parte della BCE dovrebbe sostenere il comparto soprattutto rispetto al livello dei tassi core e quindi controllare gli spread.

 

Prodotti a spread

La performance del comparto del debito emergente in valuta locale positiva è stata positiva in gennaio. Un ulteriore ma marginale indebolimento delle valute locali rispetto al dollaro è stato più che compensato dall’apprezzamento della valuta USA nei confronti dell’euro e soprattutto dalla riduzione dei tassi di interesse espressi dal segmento. Sostanzialmente neutrale la performance, invece, del comparto in valuta forte dove l’allargamento degli spread è stato quasi completamente compensato dalla compressione dei tassi governativi statunitensi di riferimento. I tassi di cambio dei paesi emergenti hanno visto deprezzamenti significativi nel corso degli ultimi anni. Riteniamo ora che, pur trovandoci presumibilmente non troppo lontani dalla conclusione di questo processo, alcuni elementi di disturbo come la possibile svalutazione del renminbi cinese e l’effetto contagio verso le altre valute dell’area, suggeriscono ancora cautela nei confronti del comparto. Il debito emergente espresso in valuta forte (debito esterno), infine, esprime un livello dello spread coerente con i fondamentali ma, in questo contesto di incertezza, rimane esposto alla volatilità del tasso di riferimento statunitense.

La performance del comparto del debito corporate euro nel corso del mese di gennaio è stata positiva, beneficiando della contrazione del tasso governativo di riferimento nonostante gli spread si siano leggermente allargati. Il riprezzamento dello spread negli ultimi mesi ha probabilmente creato delle opportunità in alcune nicchie del mercato, ma nel complesso rimaniamo cauti nei confronti di un settore che è soggetto alla volatilità del tasso governativo tedesco e sembra faticare nell’attirare flussi di investimento.

Nel mese di gennaio è proseguito l’allargamento degli spread per il comparto del debito ad alto rendimento (HY) che soffre soprattutto a causa del segmento energetico, anche se altri settori, soprattutto nel perimetro statunitense, iniziano a mostrare segnali di maggiore debolezza. Ci attendiamo una prosecuzione dell’allargamento degli spread e continuiamo a preferire i titoli denominati in euro, relativamente più protetti dall’azione della banca centrale europea.

sintesi febbraio

 

Mercati ancora negativi. Non si allentano i timori per la crescita globale

Market-movers:

  • Prezzi petrolio
  • Trimestrali società
  • Dati macro-economici

 

Nonostante gli sforzi delle banche centrali atti a sostenere economia e mercati, le Borse internazionali hanno continuato a scendere nel corso della scorsa settimana, salvo alcune giornate di rimbalzo. Ad incidere negativamente sull’andamento dei mercati continuano ad essere i timori per il rallentamento della crescita globale, a fronte della continua discesa dei prezzi del petrolio, di dati macro nel complesso poco rassicuranti ed utili sotto le stime. In Cina l’indice PMI manifatturiero ha mostrato un ulteriore deterioramento a gennaio, scendendo a 49.4 rispetto a 49.7 del mese precedente, a conferma del rallentamento in atto dell’economia cinese. Anche i dati americani pubblicati in settimana sono stati in parte deludenti e stanno spostando in avanti le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed. In particolare, il PMI manifatturiero è uscito sotto le attese, attestandosi a gennaio a 52.4, rispetto a 52.6 di consenso. Analogamente i PMI di servizi e composite sono scesi a gennaio, attestandosi entrambi a 53.2. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, i dati sono stati misti, se da un lato il tasso di disoccupazione è sceso e si è registrato un lieve aumento dei salari, dall’altro le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate a 285K, rispetto a 277K della precedente rilevazione e 278K stimato. Negativo il dato degli ordini di fabbrica, scesi a dicembre del -2.9%, rispetto al -0.7% precedente. Non hanno fatto eccezione i dati dell’Eurozona, alle prese anche questa con il rallentamento globale e l’attuale turbolenza di mercato.

News-flow macro: negli Stati Uniti la variazione dell’occupazione nel settore privato è stata a gennaio di 205K (vs. 267K precedente e 195K atteso). La variazione dei salari non agricoli è stata a gennaio di 151K (vs. 262K precedente e 190K stimato). Il salario medio orario è salito a gennaio del +0.5% m/m (vs. 0% precedente e +0.3% atteso). Il tasso di partecipazione della forza lavoro è lievemente salito a gennaio, attestandosi al +62.7% (vs. 62.6% precedente). La disoccupazione è scesa a gennaio al +4.9% (vs. +5% precedente). Nell’Area Euro in Germania i PMI manifatturiero, di servizi e composite si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 52.3 (vs. 52.1 atteso), 55 (vs. 55.4 stimato) e 54.5 (vs. 54.5 atteso). Gli ordini di fabbrica in Germania sono scesi a dicembre del -0.7% m/m (vs. +1.5% precedente e -0.5% atteso). Nel complesso dell’Area l’indice PPI è sceso a dicembre del -0.8% m/m (vs. -0.2% precedente e -0.6% stimato), su base annua l’indice è sceso del -3% (vs. -3.2% precedente e -2.8% atteso). I PMI manifatturiero, di servizi e composite si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 52.3 (vs. 52.3 stimato), 53.6 (vs. 53.6 atteso) e 53.6 (vs. 53.5 stimato). Le vendite al dettaglio sono salite a dicembre del +0.3% m/m (vs. 0% precedente e +0.3% atteso). In Giappone l’indice di fiducia dei consumatori è sceso a gennaio a 42.5 (vs. 42.7 precedente e 42.5 atteso).

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei rendimenti governativi benchmark Euro e USA. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco hanno allargato, così come anche gli indici CDS.

 

Aggiornamento sui mercati valutari

A cura di: Pietro Calati, Peter Butler e Alberto Fabbri

 

Il quadro di riferimento

L’avvio d’anno è stato particolarmente debole per i mercati finanziari. Vari fattori si sono allineati: i timori sulla crescita globale, la decisione della Fed lo scorso dicembre di avviare la normalizzazione dei tassi di riferimento, il deprezzamento della divisa cinese. Le aspettative per una manovra straordinaria da parte della BCE a dicembre sono state in parte deluse, aggiungendo tensione in un contesto già complicato. L’Euro ha continuato ad avere un andamento laterale nel periodo, mostrando i connotati di una divisa-rifugio: più forte con i mercati in ribasso e viceversa negli episodi (limitati) di mercati in recupero. Ciò si deve al fatto che i tassi di interesse in Europa sono eccezionalmente bassi e l’Euro è quindi la divisa ideale per finanziare posizioni speculative. In generale, i dati deboli di inflazione e la persistente debolezza del petrolio dovrebbero abbassare le stime di inflazione della BCE. Questo dovrebbe aprire ad un ulteriore round di allentamento monetario in Europa a marzo, come lasciato intendere dal governatore Draghi. La divergenza tra USA ed Europa in termini di politica monetaria esiste ancora e potrebbe spingere l’Euro al ribasso; allo stesso tempo la debolezza dell’economia americana ed, al contrario, una certa relativa vivacità di quella europea sono ormai fenomeni evidenti. Dopo le deboli performance degli ultimi mesi, nelle prime settimane del 2016 le divise emergenti hanno ulteriormente corretto. L’ondata di liquidazione è legata principalmente ai timori connessi al rallentamento della crescita globale ed in particolare della Cina, nonché al continuo calo dei prezzi del petrolio e delle materie prime in generale.

 

Dollaro USA

L’andamento del dollaro USA dal rialzo dei tassi di interesse della Fed ha in larga misura deluso, a maggior ragione considerando quanto forti sono stati gli ultimi dati sul mercato del lavoro. La generale debolezza dei mercati, che vede l’Euro rafforzarsi per la meccanica citata sopra, ha giocato un ruolo, come lo ha avuto il timore che l’economia USA non possa sostenere altri rialzi dei tassi di interesse nel futuro. Nel meeting di gennaio la Fed ha rimosso dal suo comunicato il riferimento al fatto di essere ragionevolmente convinta di raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione; la banca centrale ha inoltre fatto riferimento alle tensioni globali come elemento da sorvegliare. Nonostante un quadro peggiore per il dollaro, continuiamo a pensare che questa divisa rimanga vincente nel panorama valutario globale.

 

Sterlina Britannica

A partire dallo scorso dicembre la sterlina è
stata piuttosto debole a causa di dati di
produzione industriale non incoraggianti e
revisioni al ribasso della crescita economica.
Con un’inflazione poco lontana dallo zero, la
banca centrale inglese non ha fretta di alzare i
tassi di interesse. Gli investitori avevano infatti
già incorporato nei prezzi la possibilità di un
rialzo entro quest’anno, ma il governatore
Carney ha sottolineato come i progressi sul
fronte inflazione sono stati per ora troppo
deboli per giustificare un rialzo dei tassi. Un
altro elemento di incertezza che sta prendendo
forma è il rischio di un esito negativo dal
referendum sulla partecipazione al progetto
europeo. In questo momento molti sviluppi
negativi sono nei prezzi della sterlina, che potrebbe da questi livelli iniziare un recupero che ci attendiamo.

 

Yen Giapponese

Lo yen ha registrato una performance
particolarmente forte a cavallo d’anno, grazie
al clima di incertezza e all’elevata volatilità. In
particolare, la notizia che il governo
giapponese potrebbe usare le riserve per
coprire il gap lasciato dalla riduzione
dell’imposta sul valore aggiunto ha avuto un
effetto positivo sullo yen. In questo scenario
verrebbero liquidati i dollari nelle riserve per
comprare yen. Gran parte dei guadagni sono
stati tuttavia cancellati dalla decisione di
introdurre tassi di interesse sulle riserve
negativi al meeting di gennaio della Bank of
Japan. La banca centrale è sempre meno
convinta di poter raggiungere in tempi brevi
l’obiettivo del 2% di inflazione, ora atteso per il
primo semestre del 2017. La determinante più importante per lo yen rimane quindi il complessivo andamento dei mercati finanziari; in un’ipotesi di un recupero dei mercati dai livelli attuali lo yen dovrebbe indebolirsi

 

Divise legate alle materie prime (Dollaro Australiano, Neozelandese e Canadese)

Le divise legate alle materie prime hanno
avuto una partenza d’anno
particolarmente negativa. L’indice delle
materie prime calcolato da Bloomberg è ai
livelli minimi dal 1991 e questo sta
chiaramente pesando sui paesi che le
esportano, siano esse energetiche, industriali
o anche agricole. L’economia canadese è
esportatrice di petrolio e il dollaro canadese
segue piuttosto da vicino le dinamiche della
commodity in questione. Seppure nessuna
manovra espansiva sia stata decisa a
gennaio, la probabilità di un intervento di
easing nel prossimo futuro cresce per il
paese nord-americano. Anche le materie
prime agricole non sono state risparmiate. La
forte flessione recente del latte ha in particolare gravato sulla divisa neozelandese. Anche in questo caso i tassi non sono stati tagliati ma è stato citato nel comunicato il rallentamento globale e le attese per una minore inflazione. L’approccio rimane certamente accomodante. Anche la divisa australiana rimane debole, alla luce della storica integrazione economica con la Cina. Tutte queste divise rimangono quindi ostaggio dell’andamento delle materie prime.

 

Divise dell’area scandinava (Corona Svedese e Norvegese)

I dati macro-economici in Svezia rimangono
solidi. Le componenti industriale e dei servizi
hanno infatti mostrato un profilo
incoraggiante, a dispetto degli sviluppi
globali decisamente più incerti. La banca
centrale svedese, preoccupata per il rischio
di un apprezzamento della corona, ovvero di
soccombere nella guerra valutaria globale,
ha ribadito la propria determinazione ad
intervenire sul mercato dei cambi per
sostenere il proprio obiettivo di inflazione al
2%, indebolendo la divisa. L’istituto centrale
ha già fatto ricorso a tassi negativi e ad un
pacchetto di Quantitative Easing. Un livello
che potrebbe determinare l’intervento della
banca centrale potrebbe essere 9 corone per
un euro (al momento il corso è 9.3). La Norvegia ha invece accusato maggiormente la debolezza del petrolio. La banca centrale ha in questo caso molto più spazio per agire con strumenti convenzionali di espansione monetaria rispetto ad altre economie (i tassi sono ancora positivi a 0.75%). È plausibile che ci sia nel futuro prossimo un intervento in senso accomodante. Ogni rafforzamento incontrerebbe forte resistenza da parte della banca centrale; allo stesso tempo riteniamo difficile un sostanziale indebolimento dai livelli attuali vista la pressione già subita.

 

Divise dell’America Latina

Il peso messicano rimane una delle divise con il potenziale più interessante nel panorama dei paesi emergenti. Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio ha prevalso su fattori positivi di medio termine. Tra questi la maggiore dipendenza del Messico dal ciclo americano piuttosto che dall’economia cinese ed i fondamentali incoraggianti, in particolare nei confronti delle economie della stessa area geografica. Ribadiamo pertanto la raccomandazione positiva, in termini relativi, di medio periodo.

Per il real brasiliano, sebbene il quadro
politico rimanga la maggior fonte di incertezza ed i dati macroeconomici dell’ultimo periodo mostrino un quadro ancora negativo per il 2016, è importante notare come l’aggiustamento avvenuto sulla divisa stia portando flussi sugli investimenti diretti e una bilancia commerciale in continuo miglioramento. Preferiamo quindi migliorare il nostro giudizio sul cambio ad un livello di neutralità.

 

Divise dell’Europa Centrale, Medio Oriente e Africa

Nell’ultimo periodo la lira turca ha beneficiato in termini relativi di fattori esogeni favorevoli, tra cui la diminuzione dei prezzi delle materie prime, che ha portato ad un graduale miglioramento dei dati sulle partite correnti. A dispetto di questo, diversi fattori potrebbero contribuire ad un rapido deteriorarsi dei fondamentali. Il quadro politico, che continua ad essere la principale fonte di incertezza, l’aumento dei tassi di riferimento da parte della Fed e l’aumento dei prezzi delle materie prime sono infatti fonte di preoccupazione. Per questi motivi preferiamo mantenere un approccio cauto sul cambio.

La divisa sudafricana rimane sotto pressione: i fattori che hanno contribuito alla debolezza degli ultimi mesi, ovvero la debolezza delle materie prime e il rallentamento dell’economia cinese superiore alle attese, si sono addirittura accentuati in gennaio. Anche i fattori endogeni sembrano essere, nel breve periodo, strutturalmente compromessi: bassa crescita, inflazione alta ed una politica fiscale poco credibile. Per questi motivi, sebbene il cambio si sia fortemente indebolito in gennaio, così come nei mesi precedenti, continuiamo a mantenere un approccio difensivo sul cambio.

Durante il mese di gennaio lo zloty ha subito una flessione marcata a causa della decisione dell’agenzia di rating S&P di abbassare il merito di credito del paese; la decisione non era attesa dai mercati. Continuiamo però a considerare forte l’influenza della politica monetaria della BCE. Questa dovrebbe portare il cambio ad un graduale apprezzamento nel medio periodo.

La forte correzione vista durante il mese sui paesi esportatori di materie prime non ha risparmiato il rublo, che si è trovato a perdere quasi il 20%. Il conseguente rimbalzo del petrolio dai minimi ha portato un tono più costruttivo anche sul cambio che ha recuperato due terzi delle perdite. I dati macroeconomici pubblicati nel mese sono stati in linea con le aspettative. A questi livelli la banca centrale difficilmente deciderà di accumulare riserve; riteniamo quindi probabile un movimento di consolidamento nel breve termine. Considerando anche l’alto rendimento del rublo, preferiamo un approccio neutrale sulla valuta.

 

Divise asiatiche

Dopo una forte ondata speculativa osservata durante i primi giorni dell’anno, la divisa cinese, a differenza del mercato azionario, si è stabilizzata grazie principalmente ai dati positivi sulla bilancia dei pagamenti, che ha visto i dati sulle esportazioni sorprendere al rialzo. Nel medio periodo le autorità dovranno gradualmente rimuovere i controlli sulla divisa e sulla sua circolazione; crediamo quindi che lo yuan possa continuare a deprezzarsi ma in modo graduale nel medio periodo.

In assenza di fattori domestici di
particolare rilievo, la rupia indiana ha
continuato a beneficiare principalmente di fattori esogeni, in particolare del continuo deprezzamento delle materie prime di cui l’India è primaria importatrice. Sebbene il quadro politico continui a rimanere positivo, i dati macroeconomici cominciano a mostrare alcuni segni di affaticamento. Considerando pertanto che negli ultimi mesi la divisa ha mostrato una forza relativa importante nei confronti delle altre principali divise ad alto rendimento, preferiamo portare la nostra raccomandazione ad un livello di neutralità.

Fed più cauta e nuova mossa espansiva a sorpresa della Boj

Market-movers:

  • Fed, Boj
  • Prezzi petrolio
  • Trimestrali società
  • Dati macro-economici

 

Dopo la spinta positiva della BCE, i listini azionari internazionali hanno avuto in settimana un andamento contrastato, in un contesto di persistente volatilità. Il continuo calo dei prezzi del petrolio e le incertezze sul futuro della crescita globale hanno continuato ad esercitare forti pressioni al ribasso. Sono proseguite peraltro le vendite sui bancari, che hanno colpito in particolare le banche italiane, dietro i timori legati al problema dei crediti deteriorati. Spinte positive sono arrivate invece dai risultati trimestrali di alcune società americane, che hanno riportato utili superiori alle stime di consenso. Sul piano delle Banche Centrali, in settimana la Fed, dopo la decisione di procedere al primo rialzo dei tassi a dicembre, ha mostrato un tono più cauto per il futuro, alla luce delle attuali turbolenze sui mercati e di dati di crescita meno forti delle attese. Meno probabile quindi un nuovo rialzo dei tassi a marzo. È infine giunta a sorpresa una nuova mossa espansiva da parte della Bank of Japan, che ha deciso di applicare tassi di interesse negativi sulle riserve in eccesso delle banche presso la Banca Centrale, spingendo al rialzo le principali Borse al termine della settimana. La decisione della BoJ è arrivata dopo l’annuncio della BCE di una possibile nuova manovra di stimolo a marzo e dopo che la Fed ha spostato in avanti le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi, con l’obiettivo comune di supportare la crescita economica e prevenire ulteriori turbolenze sui mercati.

 

News-flow macro: negli Stati Uniti gli indici PMI preliminari di servizi e composite si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 53.7 (vs. 54.3 precedente) e 53.7 (vs. 54 precedente). L’indice di fiducia dei consumatori è salito a gennaio a 98.1 (vs. 96.3 precedente e 96.5 stimato). Positivo il dato sulla vendite di nuove case, cresciute a dicembre del +10.8% m/m (vs. +1.9% precedente e +2% atteso). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a dicembre a 278K (vs. 294K precedente e 281K atteso). Negativo il dato sugli ordini di beni durevoli, scesi a dicembre, secondo una prima lettura, del -5.1% (vs. -0.5% precedente e -0.7% atteso). Il PIL relativo al quarto trimestre del 2015 è salito del +0.7% annualizzato t/t (vs. +2% precedente e +0.8% atteso), segnalando un passo di crescita dell’economia americana più lento del previsto. I direttori d’acquisto di Chicago sono saliti a gennaio a 55.6 (vs. 42.9 precedente e 45.3 atteso). Infine, gli indicatori dell’Università del Michigan su sentiment di mercato ed aspettative sono scesi a gennaio, rispettivamente, a 92 (vs. 93.3 precedente) e 82.7 (vs. 85.7 precedente). Nell’Area Euro gli indici IFO su clima commerciale ed aspettative economiche in Germania si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 107.3 (vs. 108.6 precedente e 108.4 atteso) e 102.4 (vs. 104.6 precedente e 104.1 stimato). L’indice CPI armonizzato UE in Germania è sceso a gennaio, secondo una prima lettura, del -1% m/m (vs. 0% precedente); su base annua l’indice è salito del +0.4% (vs. +0.2% precedente). Nel complesso dell’Area la fiducia economica è scesa a gennaio a 105 (vs. 106.7 precedente e 106.4 atteso). È scesa anche la fiducia industriale a -3.2 (vs. -2 precedente e -2.5 stimato). L’indice CPI base è salito a gennaio del +1% a/a (vs. +0.9% precedente e +0.9% atteso). In Giappone le vendite al dettaglio sono scese a dicembre del -0.2% m/m (vs. -2.5% precedente e +1% atteso). L’indice CPI nazle, esclusi i prezzi di alimentari ed energia, è salito del +0.8% a/a (vs. +0.9% precedente). La produzione industriale è scesa a dicembre, secondo una prima lettura, del -1.4% m/m (vs. -0.9% precedente e -0.3% stimato) e del -1.6% su base annua (vs. +1.7% precedente). In Cina gli utili industriali sono scesi a dicembre del -4.7% a/a (vs. -1.4% precedente).

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei rendimenti governativi benchmark Euro e USA. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco hanno stretto, fatta eccezione per la Grecia; anche gli indici CDS hanno stretto in settimana, fatta eccezione per il comparto dei Finanziari.

 

 

6 regole da non dimenticare mai

  1. DIVERSIFICA IL PIU’ POSSIBILE: non guardare solo la borsa italiana  e non comprare solo l’obbligazione della banca al 3%, perché è vero che paga tanto ma poi rischia di fallire
  2. SCEGLI UNA BANCA SOLIDA
  3. GESTISCI LE EMOZIONI: la paura e l’euforia sono due stati d’animo difficili da gestire pertanto è opportuno farsi aiutare
  4. PIANIFICA I BISOGNI, I RENDIMENTI ATTESI E LE SCADENZE: pensa a quando ti serviranno i soldi e rispetta le scadenze; se ti servono i soldi per comprare casa fra un anno, non è opportuno investire in comparti azionari; ma se i risparmi ti servono all’80% per la pensione o per progetti che si dovranno realizzare fra 10/15 anni, allora puoi pensare di investire una parte del tuo patrimonio in comparti più aggressivi come sono appunto quelli azionari.
  5. MEGLIO AVERE IN PORTAFOGLIO I MIGLIORI GESTORI
  6. NON IMPROVVISARE: fatti aiutare da un bravo consulente, che è distaccato emotivamente; cercalo onesto e sincero, capace di dirti come vanno le cose con dati, scritti o altro, che monitora costantemente i tuoi investimenti e che interviene con coraggio e consapevolezza se ci sono interventi o variazioni per la manutenzione del portafoglio, ma soprattutto del tuo personale obiettivo finale. Non cercare di fare il suo lavoro, altrimenti saresti un gestore, un consulente o un professionista del settore

……….. e infine ricordati che per avere rendimenti maggiori nel lungo periodo, bisogna accettare la volatilità