Aggiornamento sui mercati valutari

A cura di: Pietro Calati, Peter Butler e Alberto Fabbri

 

Il quadro di riferimento

L’avvio d’anno è stato particolarmente debole per i mercati finanziari. Vari fattori si sono allineati: i timori sulla crescita globale, la decisione della Fed lo scorso dicembre di avviare la normalizzazione dei tassi di riferimento, il deprezzamento della divisa cinese. Le aspettative per una manovra straordinaria da parte della BCE a dicembre sono state in parte deluse, aggiungendo tensione in un contesto già complicato. L’Euro ha continuato ad avere un andamento laterale nel periodo, mostrando i connotati di una divisa-rifugio: più forte con i mercati in ribasso e viceversa negli episodi (limitati) di mercati in recupero. Ciò si deve al fatto che i tassi di interesse in Europa sono eccezionalmente bassi e l’Euro è quindi la divisa ideale per finanziare posizioni speculative. In generale, i dati deboli di inflazione e la persistente debolezza del petrolio dovrebbero abbassare le stime di inflazione della BCE. Questo dovrebbe aprire ad un ulteriore round di allentamento monetario in Europa a marzo, come lasciato intendere dal governatore Draghi. La divergenza tra USA ed Europa in termini di politica monetaria esiste ancora e potrebbe spingere l’Euro al ribasso; allo stesso tempo la debolezza dell’economia americana ed, al contrario, una certa relativa vivacità di quella europea sono ormai fenomeni evidenti. Dopo le deboli performance degli ultimi mesi, nelle prime settimane del 2016 le divise emergenti hanno ulteriormente corretto. L’ondata di liquidazione è legata principalmente ai timori connessi al rallentamento della crescita globale ed in particolare della Cina, nonché al continuo calo dei prezzi del petrolio e delle materie prime in generale.

 

Dollaro USA

L’andamento del dollaro USA dal rialzo dei tassi di interesse della Fed ha in larga misura deluso, a maggior ragione considerando quanto forti sono stati gli ultimi dati sul mercato del lavoro. La generale debolezza dei mercati, che vede l’Euro rafforzarsi per la meccanica citata sopra, ha giocato un ruolo, come lo ha avuto il timore che l’economia USA non possa sostenere altri rialzi dei tassi di interesse nel futuro. Nel meeting di gennaio la Fed ha rimosso dal suo comunicato il riferimento al fatto di essere ragionevolmente convinta di raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione; la banca centrale ha inoltre fatto riferimento alle tensioni globali come elemento da sorvegliare. Nonostante un quadro peggiore per il dollaro, continuiamo a pensare che questa divisa rimanga vincente nel panorama valutario globale.

 

Sterlina Britannica

A partire dallo scorso dicembre la sterlina è
stata piuttosto debole a causa di dati di
produzione industriale non incoraggianti e
revisioni al ribasso della crescita economica.
Con un’inflazione poco lontana dallo zero, la
banca centrale inglese non ha fretta di alzare i
tassi di interesse. Gli investitori avevano infatti
già incorporato nei prezzi la possibilità di un
rialzo entro quest’anno, ma il governatore
Carney ha sottolineato come i progressi sul
fronte inflazione sono stati per ora troppo
deboli per giustificare un rialzo dei tassi. Un
altro elemento di incertezza che sta prendendo
forma è il rischio di un esito negativo dal
referendum sulla partecipazione al progetto
europeo. In questo momento molti sviluppi
negativi sono nei prezzi della sterlina, che potrebbe da questi livelli iniziare un recupero che ci attendiamo.

 

Yen Giapponese

Lo yen ha registrato una performance
particolarmente forte a cavallo d’anno, grazie
al clima di incertezza e all’elevata volatilità. In
particolare, la notizia che il governo
giapponese potrebbe usare le riserve per
coprire il gap lasciato dalla riduzione
dell’imposta sul valore aggiunto ha avuto un
effetto positivo sullo yen. In questo scenario
verrebbero liquidati i dollari nelle riserve per
comprare yen. Gran parte dei guadagni sono
stati tuttavia cancellati dalla decisione di
introdurre tassi di interesse sulle riserve
negativi al meeting di gennaio della Bank of
Japan. La banca centrale è sempre meno
convinta di poter raggiungere in tempi brevi
l’obiettivo del 2% di inflazione, ora atteso per il
primo semestre del 2017. La determinante più importante per lo yen rimane quindi il complessivo andamento dei mercati finanziari; in un’ipotesi di un recupero dei mercati dai livelli attuali lo yen dovrebbe indebolirsi

 

Divise legate alle materie prime (Dollaro Australiano, Neozelandese e Canadese)

Le divise legate alle materie prime hanno
avuto una partenza d’anno
particolarmente negativa. L’indice delle
materie prime calcolato da Bloomberg è ai
livelli minimi dal 1991 e questo sta
chiaramente pesando sui paesi che le
esportano, siano esse energetiche, industriali
o anche agricole. L’economia canadese è
esportatrice di petrolio e il dollaro canadese
segue piuttosto da vicino le dinamiche della
commodity in questione. Seppure nessuna
manovra espansiva sia stata decisa a
gennaio, la probabilità di un intervento di
easing nel prossimo futuro cresce per il
paese nord-americano. Anche le materie
prime agricole non sono state risparmiate. La
forte flessione recente del latte ha in particolare gravato sulla divisa neozelandese. Anche in questo caso i tassi non sono stati tagliati ma è stato citato nel comunicato il rallentamento globale e le attese per una minore inflazione. L’approccio rimane certamente accomodante. Anche la divisa australiana rimane debole, alla luce della storica integrazione economica con la Cina. Tutte queste divise rimangono quindi ostaggio dell’andamento delle materie prime.

 

Divise dell’area scandinava (Corona Svedese e Norvegese)

I dati macro-economici in Svezia rimangono
solidi. Le componenti industriale e dei servizi
hanno infatti mostrato un profilo
incoraggiante, a dispetto degli sviluppi
globali decisamente più incerti. La banca
centrale svedese, preoccupata per il rischio
di un apprezzamento della corona, ovvero di
soccombere nella guerra valutaria globale,
ha ribadito la propria determinazione ad
intervenire sul mercato dei cambi per
sostenere il proprio obiettivo di inflazione al
2%, indebolendo la divisa. L’istituto centrale
ha già fatto ricorso a tassi negativi e ad un
pacchetto di Quantitative Easing. Un livello
che potrebbe determinare l’intervento della
banca centrale potrebbe essere 9 corone per
un euro (al momento il corso è 9.3). La Norvegia ha invece accusato maggiormente la debolezza del petrolio. La banca centrale ha in questo caso molto più spazio per agire con strumenti convenzionali di espansione monetaria rispetto ad altre economie (i tassi sono ancora positivi a 0.75%). È plausibile che ci sia nel futuro prossimo un intervento in senso accomodante. Ogni rafforzamento incontrerebbe forte resistenza da parte della banca centrale; allo stesso tempo riteniamo difficile un sostanziale indebolimento dai livelli attuali vista la pressione già subita.

 

Divise dell’America Latina

Il peso messicano rimane una delle divise con il potenziale più interessante nel panorama dei paesi emergenti. Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio ha prevalso su fattori positivi di medio termine. Tra questi la maggiore dipendenza del Messico dal ciclo americano piuttosto che dall’economia cinese ed i fondamentali incoraggianti, in particolare nei confronti delle economie della stessa area geografica. Ribadiamo pertanto la raccomandazione positiva, in termini relativi, di medio periodo.

Per il real brasiliano, sebbene il quadro
politico rimanga la maggior fonte di incertezza ed i dati macroeconomici dell’ultimo periodo mostrino un quadro ancora negativo per il 2016, è importante notare come l’aggiustamento avvenuto sulla divisa stia portando flussi sugli investimenti diretti e una bilancia commerciale in continuo miglioramento. Preferiamo quindi migliorare il nostro giudizio sul cambio ad un livello di neutralità.

 

Divise dell’Europa Centrale, Medio Oriente e Africa

Nell’ultimo periodo la lira turca ha beneficiato in termini relativi di fattori esogeni favorevoli, tra cui la diminuzione dei prezzi delle materie prime, che ha portato ad un graduale miglioramento dei dati sulle partite correnti. A dispetto di questo, diversi fattori potrebbero contribuire ad un rapido deteriorarsi dei fondamentali. Il quadro politico, che continua ad essere la principale fonte di incertezza, l’aumento dei tassi di riferimento da parte della Fed e l’aumento dei prezzi delle materie prime sono infatti fonte di preoccupazione. Per questi motivi preferiamo mantenere un approccio cauto sul cambio.

La divisa sudafricana rimane sotto pressione: i fattori che hanno contribuito alla debolezza degli ultimi mesi, ovvero la debolezza delle materie prime e il rallentamento dell’economia cinese superiore alle attese, si sono addirittura accentuati in gennaio. Anche i fattori endogeni sembrano essere, nel breve periodo, strutturalmente compromessi: bassa crescita, inflazione alta ed una politica fiscale poco credibile. Per questi motivi, sebbene il cambio si sia fortemente indebolito in gennaio, così come nei mesi precedenti, continuiamo a mantenere un approccio difensivo sul cambio.

Durante il mese di gennaio lo zloty ha subito una flessione marcata a causa della decisione dell’agenzia di rating S&P di abbassare il merito di credito del paese; la decisione non era attesa dai mercati. Continuiamo però a considerare forte l’influenza della politica monetaria della BCE. Questa dovrebbe portare il cambio ad un graduale apprezzamento nel medio periodo.

La forte correzione vista durante il mese sui paesi esportatori di materie prime non ha risparmiato il rublo, che si è trovato a perdere quasi il 20%. Il conseguente rimbalzo del petrolio dai minimi ha portato un tono più costruttivo anche sul cambio che ha recuperato due terzi delle perdite. I dati macroeconomici pubblicati nel mese sono stati in linea con le aspettative. A questi livelli la banca centrale difficilmente deciderà di accumulare riserve; riteniamo quindi probabile un movimento di consolidamento nel breve termine. Considerando anche l’alto rendimento del rublo, preferiamo un approccio neutrale sulla valuta.

 

Divise asiatiche

Dopo una forte ondata speculativa osservata durante i primi giorni dell’anno, la divisa cinese, a differenza del mercato azionario, si è stabilizzata grazie principalmente ai dati positivi sulla bilancia dei pagamenti, che ha visto i dati sulle esportazioni sorprendere al rialzo. Nel medio periodo le autorità dovranno gradualmente rimuovere i controlli sulla divisa e sulla sua circolazione; crediamo quindi che lo yuan possa continuare a deprezzarsi ma in modo graduale nel medio periodo.

In assenza di fattori domestici di
particolare rilievo, la rupia indiana ha
continuato a beneficiare principalmente di fattori esogeni, in particolare del continuo deprezzamento delle materie prime di cui l’India è primaria importatrice. Sebbene il quadro politico continui a rimanere positivo, i dati macroeconomici cominciano a mostrare alcuni segni di affaticamento. Considerando pertanto che negli ultimi mesi la divisa ha mostrato una forza relativa importante nei confronti delle altre principali divise ad alto rendimento, preferiamo portare la nostra raccomandazione ad un livello di neutralità.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *