Fed più cauta e nuova mossa espansiva a sorpresa della Boj

Market-movers:

  • Fed, Boj
  • Prezzi petrolio
  • Trimestrali società
  • Dati macro-economici

 

Dopo la spinta positiva della BCE, i listini azionari internazionali hanno avuto in settimana un andamento contrastato, in un contesto di persistente volatilità. Il continuo calo dei prezzi del petrolio e le incertezze sul futuro della crescita globale hanno continuato ad esercitare forti pressioni al ribasso. Sono proseguite peraltro le vendite sui bancari, che hanno colpito in particolare le banche italiane, dietro i timori legati al problema dei crediti deteriorati. Spinte positive sono arrivate invece dai risultati trimestrali di alcune società americane, che hanno riportato utili superiori alle stime di consenso. Sul piano delle Banche Centrali, in settimana la Fed, dopo la decisione di procedere al primo rialzo dei tassi a dicembre, ha mostrato un tono più cauto per il futuro, alla luce delle attuali turbolenze sui mercati e di dati di crescita meno forti delle attese. Meno probabile quindi un nuovo rialzo dei tassi a marzo. È infine giunta a sorpresa una nuova mossa espansiva da parte della Bank of Japan, che ha deciso di applicare tassi di interesse negativi sulle riserve in eccesso delle banche presso la Banca Centrale, spingendo al rialzo le principali Borse al termine della settimana. La decisione della BoJ è arrivata dopo l’annuncio della BCE di una possibile nuova manovra di stimolo a marzo e dopo che la Fed ha spostato in avanti le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi, con l’obiettivo comune di supportare la crescita economica e prevenire ulteriori turbolenze sui mercati.

 

News-flow macro: negli Stati Uniti gli indici PMI preliminari di servizi e composite si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 53.7 (vs. 54.3 precedente) e 53.7 (vs. 54 precedente). L’indice di fiducia dei consumatori è salito a gennaio a 98.1 (vs. 96.3 precedente e 96.5 stimato). Positivo il dato sulla vendite di nuove case, cresciute a dicembre del +10.8% m/m (vs. +1.9% precedente e +2% atteso). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a dicembre a 278K (vs. 294K precedente e 281K atteso). Negativo il dato sugli ordini di beni durevoli, scesi a dicembre, secondo una prima lettura, del -5.1% (vs. -0.5% precedente e -0.7% atteso). Il PIL relativo al quarto trimestre del 2015 è salito del +0.7% annualizzato t/t (vs. +2% precedente e +0.8% atteso), segnalando un passo di crescita dell’economia americana più lento del previsto. I direttori d’acquisto di Chicago sono saliti a gennaio a 55.6 (vs. 42.9 precedente e 45.3 atteso). Infine, gli indicatori dell’Università del Michigan su sentiment di mercato ed aspettative sono scesi a gennaio, rispettivamente, a 92 (vs. 93.3 precedente) e 82.7 (vs. 85.7 precedente). Nell’Area Euro gli indici IFO su clima commerciale ed aspettative economiche in Germania si sono attestati a gennaio, rispettivamente, a 107.3 (vs. 108.6 precedente e 108.4 atteso) e 102.4 (vs. 104.6 precedente e 104.1 stimato). L’indice CPI armonizzato UE in Germania è sceso a gennaio, secondo una prima lettura, del -1% m/m (vs. 0% precedente); su base annua l’indice è salito del +0.4% (vs. +0.2% precedente). Nel complesso dell’Area la fiducia economica è scesa a gennaio a 105 (vs. 106.7 precedente e 106.4 atteso). È scesa anche la fiducia industriale a -3.2 (vs. -2 precedente e -2.5 stimato). L’indice CPI base è salito a gennaio del +1% a/a (vs. +0.9% precedente e +0.9% atteso). In Giappone le vendite al dettaglio sono scese a dicembre del -0.2% m/m (vs. -2.5% precedente e +1% atteso). L’indice CPI nazle, esclusi i prezzi di alimentari ed energia, è salito del +0.8% a/a (vs. +0.9% precedente). La produzione industriale è scesa a dicembre, secondo una prima lettura, del -1.4% m/m (vs. -0.9% precedente e -0.3% stimato) e del -1.6% su base annua (vs. +1.7% precedente). In Cina gli utili industriali sono scesi a dicembre del -4.7% a/a (vs. -1.4% precedente).

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei rendimenti governativi benchmark Euro e USA. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco hanno stretto, fatta eccezione per la Grecia; anche gli indici CDS hanno stretto in settimana, fatta eccezione per il comparto dei Finanziari.

 

 

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