L’attenzione dei trader è già su Jackson Hole, attesa per Yellen

A cura di Stefania Spatti

 

La seduta di venerdì scorso a Wall Street è finita in calo ma il Nasdaq ha comunque archiviato l’ottava settimana di fila in rialzo per la prima volta dal 2010. Gli investitori si aspettano un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nei mesi a venire. Per questo la loro attenzione è rivolta al simposio di Jackson Hole, Wyoming, che inizierà giovedì e durante il quale venerdì prossimo parlerà il governatore Janet Yellen. E’ molto probabile che la prima donna alla guida della banca centrale Usa faccia capire si essere pronta a tirare i remi in barca.

I trader sperano in un segnale chiaro su quando ci sarà la prossima stretta visto che la settimana scorsa una serie di governatori ha fatto capire che un aumento del costo del denaro non è poi così lontano. John Williams, presidente della Fed di San Francisco, ha detto che un rialzo dei tassi dovrebbe esserci “più prima che poi”; William Dudley, presidente della Fed di New York, ha spiegato che una stretta a settembre non è da escludere. Alla luce delle loro parole, gli investitori hanno cambiato il loro approccio rispetto a mercoledì scorso, quando avevano interpretato come ‘dovish’ i verbali della Fed della riunione di luglio: sa essi erano sì emerse divisioni ma anche la volontà ad aspettare ulteriori dati prima di procedere con una stretta. Venerdì una seconda lettura del Pil del secondo trimestre dovrebbe essere rivisto a un +1,1% da un +1,2%.

Il Dow Jones ha perso 45,13 punti, lo 0,24%, a quota 18.552,57 e nella settimana ha ceduto lo 0,1%. L’S&P 500 è calato di 3,15 punti, lo 0,14%, a quota 2.183,87 finendo l’ottava laddove era iniziata. Il Nasdaq è scivolato di 1,77 punti, lo 0,03%, a quota 5.238,38 e nell’ottava è salito dello 0,1%.

Arrivato alla settima seduta in rialzo, prima volta dal marzo 2015, il petrolio a NY ha messo a segno un +0,6% a 48,52 dollari al barile; rispetto al venerdì precedente ha registrato un +9,1%, la performance migliore da inizio marzo.

A livello societario, Deere è salito del 13% dopo utili trimestrali oltre le stime e un aumento dell’outlook annuale. Nel reddito fisso, i Treasury hanno perso quota; ha pesato il timore di un aumento dei tassi da parte della Fed. Il titolo Usa a 10 anni ha perso 13/32 con rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – all’1,580% dall’1,536% del giorno precedente. Il titolo a due anni ha ceduto 2/32 allo 0,746% dallo 0,71%. Il titolo a cinque anni ha lasciato sul terreno 8/32 all’1,164%. Il trentennale ha finito in ribasso di 19/32 al 2,286%.

Sul fronte valutario, il dollaro è rimbalzato a fronte di un possibile aumento del costo del denaro. Il WSJ Dollar Index – che misura il dollaro in relazione a un basket di 16 valute – ha aggiunto lo 0,4% a 85,56 grazie a un rafforzamento contro yen, euro e divise dei mercati emergenti.

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