Trader incerti aspettando Yellen, nessuno crede in una stretta a Settembre

A cura di Stefania Spatti – Il Sole 24 Ore

La seduta di ieri a Wall Street è finita in modo contrastato ma con gli indici rimasti intorno alla parità. Il petrolio ha pesato, annullando la spinta al rialzo che a un certo punto era arrivata dal rally dei titoli biotech.

Gli investitori restano in attesa del discorso che Janet Yellen, governatore della Federal Reserve, pronuncerà venerdì prossimo da Jackson Hole, la località del Wyoming dove ogni anno in questo mese si riunisce il gotha della finanza.

L’M&A nel settore farmaceutico non ha fornito sostegno: Medivation ha guadagnato il 19,74% a 80,42 dollari nel giorno in cui è stato annunciato un accordo con Pfizer (-0,4%), che comprerà l’azienda per 14 miliardi di dollari.

Il Dow Jones ha ceduto 22,33 punti, lo 0,12%, a quota 18.530,24. L’S&P 500 ha perso 1,21 punti, lo 0,06%, a quota 2.182,66 arrivando alla 31esima seduta consecutiva in cui non ha registrato un movimento al ribasso o al rialzo di almeno l’1%; si tratta della serie temporale più lunga da due anni; l’ultimo record, l’11esimo dell’anno, è stato raggiunto il 15 agosto. Il Nasdaq – reduce da otto settimane di fila in rialzo per la prima volta dal 2010 – ha guadagnato 6,22 punti, lo 0,12%, a quota 5.244,6. Il contratto a ottobre del petrolio ha perso al Nymex il 3,5%, 1,7 dollari, a quota 47,41 dollari al barile. Quello a settembre – il meno scambiato e giunto a scadenza – ha ceduto il 3% a 47,05 dollari al barile mettendo fine a una serie di sedute in rialzo che andava avanti da sette giorni.

Nel reddito fisso, i Treasury hanno guadagnato terreno con i trader che hanno approfittato del calo dei prezzi osservato alla fine della settimana scorsa. Il titolo Usa a 10 anni ha guadagnato 12/32 con rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – all’1,541% dall’1,580% di venerdì scorso. Il titolo a due anni – il più sensibile a un cambiamento delle attese del mercato sulle mosse della Fed – è rimasto poco mosso allo 0,742%. Il titolo a cinque anni ha aggiunto 5/32 all’1,133%. Il trentennale ha finito in rialzo di 1 3/32 al 2,236%.

Sul fronte valutario, il dollaro ha guadagnato terreno con gli investitori più convinti che un aumento dei tassi sia possibile nel 2016. Il WSJ Dollar Index – che misura il dollaro in relazione a un basket di 16 valute – ha guadagnato lo 0,1%. A condizionarne l’andamento sono state le parole da ‘falco’ di domenica scorsa di Stanley Fischer, vicepresidente della Fed secondo cui l’economia Usa è destinata a migliorare nel secondo semestre aumentando dunque le probabilità di una stretta. Stando ai future sui Fed Funds, c’era ieri il 50% di probabilità di un aumento del costo del denaro a dicembre. Una stretta il mese prossimo vede solo il 18% di chance.

Separatamente la sterlina ha invertito rotta salendo dello 0,5% a 1,3139 dollari sulla scia delle indiscrezioni riportare da Property Week, secondo cui il Regno Unito sta preparando un programma di stimolo per il settore immobiliare residenziale.

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