La sfida Clinton-Trump e i mercati

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Il canarino americano nella miniera globale

 

A poco più di sette settimane dal ritorno alle urne dei cittadini statunitensi, gli investitori stanno cercando di intuire quali possono essere le implicazioni che il successo della Clinton o di Trump potrebbero sortire all’interno dei portafogli.

Nel caso di vittoria della candidata democratica, tutti gli esperti concordano sullo stretto legame che il programma del team di Hillary Clinton dovrà avere con i risultati conseguiti da Barack Obama durante i due mandati trascorsi da inquilino della Casa Bianca. Le basi lasciate da Obama alla Clinton non sono niente male: 15,1 milioni di nuovi posti di lavoro creati dall’economia dal 2010 e un rialzo di 1.463 punti accumulato dall’indice Standard and Poor’s 500 dopo i minimi toccati nel 2009.

Secondo il team di Bank of America Merrill Lynch, lo scenario più probabile vede una vittoria della Clinton accompagnata da un Congresso diviso, dove i repubblicani controlleranno la Camera dei Rappresentanti e i democratici il Senato. L’8 novembre si voterà non solo per il prossimo presidente Usa ma anche per i 435 membri della Camera Bassa e 34 dei 100 che concorrono a formare la Camera Alta. Il team sostiene che un trionfo della Clinton, indipendentemente dalla composizione del Congresso, consentirà alla Federal Reserve di dare continuità alla propria politica economica e proseguire un percorso graduale verso la normalizzazione dei tassi d’interesse.

Hillary Clinton vuole applicare una tassa alle banche in funzione delle loro dimensioni e del rischio sistemico che implicano per i mercati. Arriverebbero tempi difficili anche per le società petrolifere, perché i democratici intendono fomentare il ricorso alle energie pulite e rinnovabili. Tuttavia, non mancano i punti di contatto con le politiche repubblicane, in particolare a vantaggio dei settori difesa e materiali da costruzione. Per il primo va ricordato che la Clinton ha espresso più volte l’intenzione di essere più interventista in campo militare rispetto a quanto non lo sia stato Obama. Per il secondo settore, anche i democratici prevedono un piano di miglioramento ed espansione delle infrastrutture Usa.


Vittoria dei democratici: possibili riflessi sulle asset class
La vittoria democratica fornirebbe nuova linfa al biglietto verde e alle aspettative di rialzo dei tassi d’interesse. In Borsa i settori potenzialmente beneficiari sono: energie rinnovabili, difesa e infrastrutture. Bancari, petroliferi e farmaceutici sono indicati nel gruppo di titoli potenzialmente danneggiati da questo risultato.


L’ipotesi Trump
Giovedì scorso, nel corso dell’intervento tenuto dal candidato repubblicano a New York, Trump ha messo nuovamente il dito sulla piaga quando ha affermato che la Fed è un’istituzione molto politicizzata. Trump ha sostenuto che Janet Yellen dovrebbe vergognarsi per le scelte fatte. E’ evidente che se Trump dovesse essere eletto, il processo di normalizzazione della politica monetaria subirebbe qualche battuta d’arresto, indipendentemente da chi riuscirà a controllare le due Camere del Congresso Usa. Secondo gli esperti, si tratterebbe di uno scenario in grado di risvegliare l’avversione al rischio e rallentare i propositi rialzisti della Yellen.

In questo caso, gli esperti sostengono che il rendimento dei Treasury Bond (titoli di Stato Usa) tenderebbe a salire e il dollaro s’indebolirebbe (in particolare contro le divise rifugio come lo yen giapponese).  I repubblicani puntano a trovare (o creare) margini per tagliare le tasse, alimentare gli investimenti nelle infrastrutture, deregolamentare il funzionamento del settore finanziario e porre seri limiti ai flussi migratori.

Trump ha sostenuto che intende investire 500 mld di usd in un piano di sviluppo delle infrastrutture nell’arco dei prossimi cinque anni. Il miliardario ha promesso la creazione di 25 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni e tagli alle tasse per 4.400 mld nello stesso periodo. (numeri osservati con incredulità da molti economisti).

Secondo gli analisti statunitensi, i titoli del cemento sarebbero tra i principali beneficiari del piano con cui Trump intende costruire un gigantesco muro al confine con il Messico. Il progetto sarebbe accompagnato anche da un piano di messa a punto di strade, ponti e altre opere pubbliche. Società come Cemex e Chicago Bridge & Iron sono indicate tra le favorite dall’eventuale realizzazione del piano. I petroliferi rappresentano un altro segmento potenzialmente in grado di trarre vantaggio dall’intenzione di allentare la rigida normativa sulle perforazioni e dall’approvazione della costruzione dell’oleodotto Keystone. Nel settore della difesa, Lockheed e Northrop sono inserite nella lista di società da inserire in portafoglio in caso di vittoria repubblicana.

Il team di Oxford Economics ha diffuso uno studio in cui ipotizza che una vittoria di Trump costerebbe agli Stati Uniti circa 1.000 mld di usd. I titoli di società più legate all’andamento del commercio globale sarebbero quelli destinati a soffrire di più a causa della volontà espressa dai repubblicani di rinegoziare o cancellare alcuni degli accordi in essere. Aziende del commercio al dettaglio come Wal-Mart o Apple potrebbero accusare il colpo. Questa dinamica interesserebbe anche le sorti dell’industria automobilistica, in particolare in un momento in cui Ford ha spostato la produzione dei suoi veicoli di piccole dimensioni in Messico.

Vittoria dei repubblicani – i possibili riflessi sulle asset class
Energia, difesa e infrastrutture sono i settori in pole position per approfittare di una vittoria di Trump. Gli esperti sostengono che l’arrivo di Trump alla Casa Bianca apporterebbe una buona dose d’incertezza alla politica monetaria nel breve termine. Società legate al commercio globale e aziende automobilistiche entrerebbero nel gruppo delle più penalizzate.

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