Consumi, il vero pilastro della crescita

In un mondo che stenta a trovare la via della ripresa, le vendite stanno dando in tutto il mondo risultati inaspettatamente positivi. E per il futuro qualche margine di miglioramento dovrebbe ancora esserci

 

Negli ultimi anni si è verificato un chiaro trend sui mercati mondiali e all’interno dell’economia reale: una chiara sovraperformance dei consumi, sia pubblici sia privati, rispetto agli investimenti. Intendiamoci: non si parla di numeri stratosferici, però quel poco di crescita che c’è sul pianeta è stato determinato da una domanda privata meno anemica rispetto a quanto si potesse immaginare qualche anno fa. Ciò è vero in economie ad alta crescita come la Cina e gli Stati Uniti, dove comunque gli stipendi crescono di oltre il 2% all’anno e ogni mese l’occupazione aumenta di 150-200 mila unità, ma anche in Europa dove comunque la ripresa è stata guidata da aumenti sorprendenti in comparti come l’auto.

 

Nei prossimi anni il trend dovrebbe continuare, a meno di non vedere significativi peggioramenti dal quadro attuale. Una sintesi del fenomeno arriva da David Ross, gestore del fondo Echiquier Global di La Financière de l’Echiquier: «I consumatori globali rimangono in una condizione solida, per quanto non spettacolare. Siamo convinti che in futuro ci saranno pochi cambiamenti nell’andamento attuale, con le maggiori probabilità di sorprese positive che possono arrivare da Stati Uniti e America Latina, mentre le delusioni sono da attendere in economie come la Turchia, la Russia e il Sud-est Asiatico».

 

Intendiamoci: il quadro rimane complessivamente piuttosto fragile per ragioni strutturali, ben ricordate da Raj Shant, gestore del Bny Mellon Global Opportunities Fund: «Siamo cauti circa lo scenario complessivo per il settore dei beni di consumo. I consumatori in tutto il mondo devono affrontare le pressioni legate all’accumularsi del debito durante il super-ciclo del credito degli ultimi 30 anni. Le politiche che incoraggiano i risparmiatori a chiedere sempre più finanziamenti per aumentare sempre più i consumi rappresentano un palliativo economico di breve periodo. Così, infatti, si stimola la crescita nel presente, anticipando però i consumi del futuro e di fatto si creano passività, poiché il debito deve essere saldato e ripagato. Inoltre, i consumatori che si affidano a una rendita proveniente dagli interessi sui propri risparmi sono stati sottoposti a ulteriori pressioni dalle politiche di tassi zero o negativi delle Banche centrali».

 

Dunque in generale su questo variegato mondo agiscono due forze in contrasto fra loro: da una parte le politiche monetarie ultralassiste di questo decennio sono riuscite a generare un minimo di crescita economica, dall’altra gli effetti negativi da esse inneascati pregiudicano una ripresa più strutturale. In questo paradigma non appare neppure del tutto facile cogliere quali possano essere le migliori opportunità sui mercati. Sia nei beni di largo consumo, sia negli acquisti discrezionali il mercato è saturo e i consumatori sempre più esigenti.

 

Anche i mercati emergenti sembrano usciti dalla fase più primitiva del consumismo. Jürgen Maier, fund manager del team Equities, Cee & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital parlando dei consumi in India, che ha un Pil pro capite che è appena un quinto di quello cinese e un diciottesimo di quello italiano, afferma: «In India preferiamo aziende che operano in comparti caratterizzati da prezzi elevati e penetrazione ancora bassa come i beni per l’infanzia, le bibite basate sul latte e i succhi di frutta. Siamo invece cauti su quei segmenti a prezzi contenuti e penetrazione già elevata, quali saponi, detersivi e biscotti».

 

In tutto il mondo, infatti, il trend sembra evolvere, anche nei consumi di base, verso una maggiore qualità, piuttosto che verso una maggiore quantità. Non sorprende dunque che a fronte di consumatori parecchio esigenti, ormai anche in Cina, i temi di investimento dotati di margini di crescita apprezzabili non siano davvero tanti. E quei pochi appaiono in grado di monopolizzare il poco di crescita presente, giustificando in questa maniera i multipli elevati.

 

Non è improbabile che sui mercati si avrà un duplice fenomeno. Da una parte aumenterà sempre più la dispersione dei rendimenti, ossia le performance borsistiche messe a segno dalle sempre meno numerose aziende in grado di conquistare i mercati andranno a staccarsi in misura crescente da quelle del gruppo. Dall’altra parte probabilmente cresceranno la volatilità e le rotazioni tra settori: man mano che un comparto economico maturerà, la liquidità degli investitori andrà a spostarsi rapidamente verso altri lidi.

 

Per avere un’idea di questo fenomeno basta dare un’occhiata all’andamento dei corsi delle azioni dei due leader mondiali degli smartphone negli ultimi tre-quattro anni, cioè Apple e Samsung Electronics: di fatto non sono stati capaci di mettere a segno performance particolarmente entusiasmanti con fasi di rapido calo e multipli molto più bassi, nonostante gli ingenti profitti rispetto ai colossi dei social network e dell’e-commerce, considerati ancora in grado di fornire innovazioni in grado di allargare sempre di più la propria base di consumatori.

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