Dividendi, un’analisi della situazione in Europa e negli Usa

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Dividendo o crescita? Questa è la domanda che divide da sempre gli investitori nel momento della selezione dei titoli azionari da inserire nei portafogli. Alcuni investitori sostengono che le società non dovrebbero erogare dividendi, ma utilizzare tali risorse per ampliare e migliorare il proprio business. Altri pensano, al contrario, che la distribuzione del dividendo sia fondamentale per cementare la fiducia tra azionisti e impresa nel tempo.

Quando i venti non sono molto favorevoli ai mercati azionari e i rendimenti offerti dal segmento obbligazionario sono quasi nulli, la mente degli investitori cerca alternative valide. Una di quelle più in auge consiste nella ricerca di società solide che presentino un buon dividend yield (rendimento da dividendo).

L’ipotesi a supporto di questa opzione è che la quotazione del titolo di un’impresa capace di distribuire dividendi sia destinata a registrare una rivalutazione del prezzo o, nel peggiore dei casi, a non arretrare più della media del mercato. Tuttavia, non mancano coloro che attribuiscono alla distribuzione dei dividendi una valenza negativa, sostenendo che si tratta di società che non hanno progetti di crescita e non sanno bene che fare degli utili conseguiti.

In questa fase di mercato, uno degli attrattivi più interessanti offerti dalle azioni europee è il rendimento da dividendo, in particolare se lo si mette a confronto con le cedole che accompagnano la maggior parte dei titoli di Stato emessi dai paesi della regione e dai corporate bond emessi dalle società che possono contare su un rating investment grade. Il programma di acquisto titoli avviato dalla Banca Centrale Europea ha compresso ai minimi i rendimenti di queste due tipologie di obbligazioni e pilotato il differenziale tra dividend yield e rendimenti cedolari dei bond ai massimi storici nel Vecchio Continente.

Tuttavia, lo scenario dei dividend yield nel Vecchio Continente non è del tutto positivo perché lo sforzo compiuto dalle società per retribuire i propri azionisti si sta impennando. Stando ai dati in possesso di Bloomberg, le società facenti parte dell’indice Stoxx 600 impiegheranno l’88% degli utili realizzati nei prossimi dodici mesi per onorare lo stacco dei dividendi. Il ratio tra dividendi e utili è il più alto registrato dal 2002 e implica una crescita del 13% rispetto a quello archiviato nel 2015.

Il trend descritto non è esclusivo del mercato europeo. Secondo i dati elaborati da Barclays, le operazioni di riacquisto di titoli propri (buyback) e i dividend yield nel mercato statunitense hanno giustificato l’intera performance messa a segno dall’indice Standard and Poor’s nel 2015 e, con ogni probabilità, il dato si ripeterà nel 2016.

In siffatto scenario, l’investimento in dividendi non è semplice a causa degli elevati livelli di payout (percentuale di utili necessaria a coprire i dividendi erogati) e ai problemi legati alla sostenibilità dei dividendi nel medio termine (derivante dalle difficoltà emerse nel conseguimento degli utili). Il problema principale per le società europee risiede proprio nella debolezza riscontrata nella crescita degli utili. Nell’ultimo anno, le prospettive di utili per le società facenti parte dell’indice Stoxx 600 evidenziano un calo del 19%.

Per questi motivi, assume rilevanza particolare la selezione dei titoli che potranno essere in grado di rendere sostenibili le rispettive remunerazioni da dividendo. Secondo la maggior parte degli analisti, due settori che saranno messi a dura prova dal nuovo contesto di riferimento sono l’energetico e il bancario. Secondo il team di Ubs, le probabilità che le aziende operanti in questi due settori operino un taglio del dividendo sono, rispettivamente, del 28,8% e del 26,8%. Le attese sono per una riduzione del dividend yield dell’8% nel settore energy e del 5% per quello bancario. In altre parole, i settori più castigati sono quelli legati all’andamento del ciclo economico (per la stessa ragione, un altro comparto in difficoltà dovrebbe essere quello delle utilities).

Nel caso delle banche, i dividendi offerti dagli istituti di credito sono in media vicini al 5%, uno dei livelli più alti dal 2012. I timori degli analisti si concentrano sulle pressioni esercitate dai tassi zero sui margini che queste società ottengono nel business bancario tradizionale e sulla rivoluzione che sta interessando il settore a tutti i livelli di business. I dividend yield offerti dalle grandi banche del Vecchio Continente sono poco abituali e il settore potrebbe essere tra i primi a dover annunciare un taglio dei dividendi. Tuttavia, il trend di riduzione del dividend yield non interesserà tutto il settore e dovrebbe coinvolgere in particolare gli istituti europei alle prese con il consolidamento dei propri bilanci (banche italiane in testa).

Se volgiamo lo sguardo al mercato Usa, i dati dimostrano che il rendimento da dividendi e le operazioni di buy back sono stati determinanti per le performance dei titoli che meglio si sono comportati negli ultimi anni

Negli ultimi anni a Wall Street le società che hanno offerto elevati dividendi sono anche quelle che si sono comportate meglio all’interno dell’indice Standard and Poor’s 500. Il contesto di tassi d’interesse ai minimi storici ha svolto un ruolo fondamentale nel determinare questo scenario. Questi risultati hanno spinto molti investitori a considerare i titoli di rischio molto più attraenti rispetto ai Treasury e ai corporate bond.

Nel primo trimestre del 2016, le società con i dividend yield più alti producevano una performance totale del 4,8%, mentre le società con i dividend yield più bassi o nulli registravano una performance negativa pari a -3,9%. Questa netta inversione di tendenza potrebbe suggerire che gli investitori stanno riconoscendo l’importanza dei dividendi in un contesto di bassa crescita.

L’appetito per l’income –spostandosi dal segmento obbligazionario a quello azionario ‘dividend yield’, ha spinto verso l’alto le quotazioni di questo gruppo di società. Fino a questo momento il trend è stato quello appena descritto, ma ora, con la prospettiva di un rialzo del costo del denaro da parte della Federal Reserve, si impone una revisione della strategia.

Per altro verso, se si osservano meglio i fenomeni che hanno caratterizzato l’andamento del mercato azionario statunitense negli ultimi anni, si nota che il supporto alle azioni non è limitato solo alla presenza di tassi ai minimi, ma anche dalle operazioni di acquisto di azioni proprie (buyback). Difatti, il dividend yield degli indici Usa è stato inferiore a quello di molti mercati europei. L’indice Standard and Poor’s 500, per esempio, registra un dividend yield del 2,2%.

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