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Le Banche Centrali cambiano rotta ?

Da alcune recenti analisi sembrerebbe che ci stiamo avviando verso una normalizzazione della politica monetaria.

Quali sono le conseguenze sulle diverse asset class ?

L’euro proseguirà la sua fase di rafforzamento nei confronti del dollaro statunitense ?

Chiediamolo a Luca Vaiani, Strategist di Fideuram Investimenti SGR.

 

 

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Aggiornamento settimanale sui mercati

Mercati contrastati: sotto i riflettori utili trimestrali e dati macro

 

Protagonisti della settimana:

o   Banche Centrali

o   Petrolio

o   Dati macro-economici

o   Trimestrali società

I mercati hanno aperto la settimana in rialzo dietro la spinta di utili sopra le stime e dati macroeconomici positivi che hanno determinato un miglioramento del sentiment di mercato. In particolare, gli indici PMI su manifattura e servizi nell’Area Euro hanno mostrato, in prima lettura, un miglioramento ad ottobre, attestandosi oltre le attese, rispettivamente, a 53.3 (vs. 52.6 precedente e 52.7 stimato) e 53.5 (vs. 52.2 precedente e 52.4 atteso), con il PMI composite salito ad ottobre a 53.7 (vs. 52.6 precedente e 52.8 di consenso). Dati positivi anche per gli Stati Uniti, con i PMI preliminari su manifattura e servizi saliti ad ottobre, rispettivamente, a 53.2 (vs. 51.5 precedente) e 54.8 (vs. 52.3 precedente), con il PMI composite attestatosi a 54.9 (vs. 52.3 precedente). A partire da martedì si è tuttavia registrata un’inversione di tendenza dopo l’annuncio di utili deludenti che hanno controbilanciato i risultati positivi precedentemente pubblicati; le pressioni al ribasso sono state altresì alimentate dalla discesa del petrolio, in attesa che i principali Paesi produttori di greggio ratifichino l’accordo per un taglio della produzione, dopo che la Russia ha fatto sapere che non intende aggregarsi. Tra gli investitori ha dunque prevalso un atteggiamento attendista, con particolare attenzione ai dati di congiuntura per cercare di anticipare le prossime mosse delle Banche Centrali, quando ormai i future sui Fed funds stanno scontando un’alta probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre.

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana un’ondata generalizzata di vendite, con un rialzo dei tassi sulle curve di riferimento americana e Euro, più marcato sulle scadenze a medio/lungo termine. Guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso l’alto, anche in questo caso più evidente nelle parti a lungo termine delle curve. I differenziali di rendimento tra governativi decennali periferici e Bund si sono ridotti in settimana, fatta eccezione per lo spread Italia-Germania, che ha chiuso in rialzo. Con riferimento al Credito, gli indici dei comparti delle obbligazioni Corporate e ad elevata volatilità si sono ridotti; di contro si è registrato un rialzo dell’indice CDS per i Finanziari.

 

 

 

 

Aggiornamento settimanale sui mercati

Settimana contrastata per i mercati tra dati negativi e prospettive rialzo dei tassi US a dicembre

 

Protagonisti della settimana:

  • Banche Centrali
  • Petrolio
  • Dati macro-economici

 

Le Borse internazionali hanno aperto la settimana all’insegna della debolezza per poi volgere al rialzo sulla scia del petrolio, dopo che Arabia Saudita e Russia hanno espresso ottimismo sul raggiungimento di un accordo per un taglio della produzione di greggio tra i principali Paesi produttori. I mercati hanno tuttavia ripiegato al ribasso nelle giornate successive, dopo la pubblicazione dei primi dati sugli utili trimestrali US, usciti sotto le attese. Nella giornata di giovedì, inoltre, la spinta al ribasso è arrivata dal dato negativo sulle esportazioni cinesi e dalla Fed. Dal verbale dell’ultima riunione del FOMC del 20 e 21 settembre è infatti emerso un ormai prossimo rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale americana, con molta probabilità a dicembre; dunque, ai timori per l’imminente stretta monetaria negli Stati Uniti si sono aggiunte le preoccupazioni per la congiuntura globale, dopo che il dato sull’export della Cina ha mostrato una marcata flessione a settembre, contraendosi del 10% a/a (vs. -2.8% precedente e -3.3% atteso). Solo in chiusura di settimana si è osservato un marcato rimbalzo delle Borse, di quelle europee in particolare, insieme al rialzo delle materie prime, dopo che i dati sull’inflazione in Cina hanno segnalato una ripresa dei prezzi, attenuando così l’impatto negativo del dato sulle esportazioni e ridando fiducia al mercato. Sono invece scesi lo Yen e gli asset considerati meno rischiosi.

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana un lieve rialzo dei tassi sulle curve benchmark americana e Euro su tutte le scadenze; guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso l’alto che ha interessato principalmente la parte a lungo termine. I differenziali di rendimento tra governativi decennali periferici e Bund si sono ridotti in settimana, fatta eccezione per gli spread Spagna-Germania e Grecia-Germania. Con riferimento al Credito, si è registrato una riduzione degli indici CDS, fatta eccezione per il comparto delle obbligazioni Corporate.

 

Occhi puntati sulla Fed: crescono le attese per un rialzo dei tassi US entro fine anno

Aggiornamento settimanale sui mercati

 

Protagonisti della settimana:

  • Banche Centrali
  • Petrolio
  • Dati macro-economici

Nel corso della scorsa settimana gli investitori sono tornati a focalizzare l’attenzione sulle Banche Centrali e sulle prospettive di politica monetaria nelle principali aree. In particolare, il mercato appare sempre più orientato nella direzione di un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno. I dati US pubblicati in settimana sui settori manifatturiero e dei servizi, nonché quelli giunti dal mercato del lavoro, hanno contribuito ad alimentare tali aspettative, segnalando come l’economia americana sia sufficientemente forte da garantire un rialzo dei tassi di interesse. Le indiscrezioni circolate in settimana ma subito smentite sulla possibilità che la BCE decida di ridurre il QE hanno generato instabilità sulle Borse europee. La BCE ha tuttavia confermato giovedì scorso i termini del suo programma, fugando qualsiasi dubbio al riguardo. Ad alimentare le incertezze degli investitori è stato inoltre l’annuncio da parte del Primo Ministro britannico Theresa May di voler avviare le procedure di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ad inizio del prossimo anno, con il conseguente crollo della Sterlina. Di contro, ha fornito supporto ai mercati il rialzo del petrolio che in settimana ha raggiunto i 50 USD/barile e trascinato al rialzo i listini azionari; sono scesi invece Yen e oro. In chiusura di settimana, i mercati azionari hanno ripiegato nuovamente al ribasso dopo la pubblicazione del dato sulla variazione dei salari non agricoli, uscito sotto le attese di consenso.

News-flow macro: negli Stati Uniti l’indice PMI manifatturiero si è attestato a settembre a 51.5 (vs. 51.4 precedente); l’indice ISM manifatturiero è salito a settembre a 51.5 (vs. 49.4 precedente e 50.4 stimato). La variazione dell’occupazione nel settore privato è stata a settembre di +154K (vs. 175K precedente e 165K atteso). I PMI di servizi e composite si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 52.3 (vs. 51.9 precedente) e 52.3 (vs. 52 precedente). Gli ordini di fabbrica sono saliti ad agosto del +0.2% (vs. +1.4% precedente e -0.2% atteso); gli ordini di beni durevoli sono saliti ad agosto del +0.1% (vs. 0% precedente). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese oltre le attese a +249K (vs. 254K precedente e 256K stimato). La variazione dei salari non agricoli è stata inferiore alle attese a settembre di +256K (vs. 167K precedente e 172K stimato). Il salario medio orario è salito a settembre del +0.2% m/m (vs. +0.1% precedente e +0.3% atteso). Il tasso di partecipazione della forza lavoro è salito a settembre al 62.9% (vs. 62.8% precedente). Nell’Area Euro l’indice PMI manifatturiero in Germania si è attestato a settembre a 54.3 (vs. 54.3 precedente). Nel complesso dell’Area il PMI manifatturiero si è attestato a settembre a 52.6 (vs. 52.6 precedente). Nel complesso dell’Area il PPI è sceso ad agosto del -0.2% m/m (vs. +0.3% precedente e -0.1% stimato). In Germania i PMI di servizi e composite si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 50.9 (vs. 50.6 precedente) e 52.8 (vs. 52.7 precedente). Nel complesso dell’Area i PMI di servizi e composite si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 52.2 (vs. 52.1 precedente) e 52.6 (vs. 52.6 precedente). Le vendite al dettaglio nell’Area sono scese ad agosto del -0.1% m/m (vs. +0.3% precedente e -0.3% atteso). In Germania gli ordini di fabbrica sono saliti ad agosto del +1% m/m (vs. +0.3% precedente e +0.3% stimato). In Germania la produzione industriale è salita ad agosto del +2.5% m/m (vs. -1.5% precedente e +1% atteso). In Giappone l’indice di fiducia dei consumatori è salito a settembre a 43 (vs. 42 precedente e 41.5 atteso). I Nikkei PMI di servizi e composite sono scesi a settembre, rispettivamente, a 48.2 (vs. 49.6 precedente) e 48.9 (vs. 49.8 precedente). In Cina gli indici Caixin PMI di servizi e composite si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 52 (vs. 52.1 precedente) e 51.4 (vs. 51.8 precedente).

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana un rialzo generalizzato dei tassi sulle curve benchmark americana e Euro, più marcato sulle scadenze a lungo termine; guardando al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve sono state interessate da uno spostamento verso l’alto. I differenziali di rendimento tra governativi decennali periferici e Bund hanno allargato in settimana; con riferimento al Credito, si è registrato un rialzo dell’indice CDS del comparto obbligazioni ad elevata volatilità.

Aggiornamento settimanale sui mercati

Market-movers della settimana sono le Banche Centrali, il Petrolio e i Dati macro-economici

In settimana le preoccupazioni per un possibile minore supporto da parte delle Banche Centrali, che hanno guidato l’orientamento degli investitori e determinato la recente ondata di vendite, si sono allentate con le riunioni della BoJ e della Fed del 21 settembre, determinando un’inversione di trend dei mercati. La prima spinta al rialzo è arrivata dalla Banca Centrale giapponese che, a sorpresa, ha deciso un cambio di strategia di politica monetaria, lanciando una terza fase del programma di QQE “con controllo della curva dei rendimenti”; l’obiettivo è quello di mantenere il rendimento dei titoli decennali al livello attuale, nonché quello di spingere al rialzo le aspettative d’inflazione in modo da portare l’inflazione core oltre e non più solo al livello target del 2%. La BoJ non ha dunque né tagliato ulteriormente i tassi, né optato per un incremento dell’ammontare mensile di acquisti di titoli di stato, riservandosi tuttavia la possibilità di attivare una più ampia gamma di strumenti. L’annuncio della BoJ è stato seguito da un forte rimbalzo delle Borse asiatiche, accompagnato dal marcato deprezzamento dello Yen, estesosi agli altri listini internazionali. I rialzi sono stati poi sostenuti dalla decisione della Fed di rinviare il rialzo dei tassi, probabilmente a dicembre. Solo nella giornata di venerdì le Borse hanno ripiegato lievemente al ribasso, sulla scia della discesa del petrolio e dei dati di crescita per l’Area Euro. L’indice PMI composite nell’Area è infatti sceso ancora a settembre, attestandosi a 52.6 (vs. 52.9 precedente e 52.8 di consenso) in base alla prima lettura del dato; un segnale di una ripresa che fa fatica a rafforzarsi.

News-flow macro: negli Stati Uniti le costruzioni di nuove case sono scese ad agosto del -5.8% m/m (vs. +1.4% precedente e -1.7% stimato); le vendite di case esistenti sono scese ad agosto del -0.9% m/m (vs. – 3.4% precedente e +1.1% atteso). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 252K (vs. 260K precedente e 261K atteso). L’indice PMI manifatturiero preliminare è sceso a settembre a 51.4 (vs. 52 precedente e 52 atteso). Nell’ Area Euro l’indice dei prezzi alla produzione in Germania è sceso ad agosto del -0.1% m/m (vs. +0.2% precedente e 0% stimato); su base annua l’indice è sceso del -1.3% (vs. -1% precedente). Gli indici PMI manifatturiero, dei servizi e composite della Germania si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 54.3 (vs. 53.6 precedente), 50.6 (vs. 51.7 precedente) e 52.7 (vs. 53.3 precedente). Nel complesso dell’Area i PMI manifatturiero, dei servizi e composite si sono attestati a settembre, rispettivamente, a 52.6 (vs. 51.7 precedente), 52.1 (vs. 52.8 precedente) e 52.6 (vs. 52.9 precedente). In Giappone le esportazioni ed importazioni si sono attestate ad agosto, rispettivamente, a -9.6% a/a (vs. -14% precedente) e – 17.3% a/a (vs. -24.7% precedente). L’indice preliminare Nikkei PMI manifatturiero è salito a settembre a 50.3 (vs. 49.5 precedente).

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana una riduzione generalizzata dei tassi sulle curve benchmark americana e Euro; guardando al movimento dei tassi in un mese, la curva US ha registrato uno spostamento verso l’alto che, per la curva euro ha interessato la parte a lungo termine, mentre i tassi a breve si sono ridotti. I differenziali di rendimento tra governativi decennali periferici e Bund sono tornati a stringere in settimana; con riferimento al Credito, gli indici CDS si sono ridotti.

Aggiornamento settimanale sui mercati

Disponibile il nuovo aggiornamento settimanale sui mercati finanziari, curato ed elaborato da Fideuram Investimenti

I temi di questa settimana prendono in esame l’ondata di vendite generalizzate sui mercati finanziari, causate dalle incertezze sulle future azioni delle Banche Centrali e dall’indebolimento del prezzo del petrolio.

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AGGIORNAMENTO SUI MERCATI

Aggiornamento settimanale sui mercati

AGGIORNAMENTO SUI MERCATI

Disponibile il nuovo aggiornamento settimanale sui mercati finanziari, curato da Almerinda Biferi di Fideuram Investimenti.

I temi affrontati vertono sul rialzo dei mercati, spinti dalle notizie di una possibile aggiunta di stimolo monetario da parte delle banche centrali.

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Aggiornamento settimanale: Ritorno di fiducia degli investitori e rally dei mercati

Market-movers:

  • Banche Centrali
  • Prezzi petrolio
  • Dati macro-economici
  • Utili società

 

Nel corso della scorsa settimana si è osservato un ritorno di fiducia degli investitori, con i mercati azionari globali che hanno registrato marcati rialzi. I driver di mercato sono stati sostanzialmente i segnali di stabilizzazione dell’economia cinese arrivati dai dati su esportazioni, produzione industriale e crescita nel primo trimestre dell’anno. In secondo luogo, si è registrato un allentamento delle tensioni sui titoli finanziari, che in settimana hanno trainato gli indici azionari, con particolare riferimento al mercato italiano, dopo l’annuncio del lancio del Fondo salva-banche Atlante. Il fondo, promosso dal governo italiano con risorse private (apporteranno capitale banche, assicurazioni, altri investitori istituzionali), andrà a sostenere la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e ad alleggerire l’entità dei crediti in sofferenza delle stesse. A supportare i mercati sono stati anche il rialzo dei prezzi del petrolio, in vista della riunione dei principali produttori di greggio atta al raggiungimento di un accordo per congelare la produzione, l’indebolimento dello Yen che ha favorito il rimbalzo della Borsa giapponese e la pubblicazione di utili superiori alle attese, con l’avvio della reporting season delle società. Solo in chiusura di settimana i mercati hanno perso slancio, ripiegando lievemente al ribasso.

 

News-flow macro: negli Stati Uniti le vendite al dettaglio anticipate sono scese a marzo del -0.3% m/m (vs. 0% precedente e +0.1% stimato). L’indice PPI (ex. alimentari ed energia) è sceso a marzo del -0.1% m/m (vs. 0% precedente e +0.1% atteso); l’indice CPI (ex. alimentari ed energia) è salito a marzo del +0.1% m/m (vs. +0.3% precedente e +0.1% stimato). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 253K (vs. 266K precedente e 270K atteso). La produzione industriale è scesa a marzo del -0.6% m/m (vs. -0.6% precedente e -0.1% atteso). Nell’Area Euro l’indice CPI armonizzato UE in Germania si è attestato a marzo al +0.8% m/m; su base annuale al +0.1%. Nel complesso dell’Area la produzione industrializzata destag. è scesa a febbraio del -0.8% m/m (vs. +1.9% precedente e -0.7% stimato). L’indice dei prezzi al consumo nell’Area è salito a marzo del +1.2% m/m (vs. +0.2% precedente); su base annua allo 0% (vs. -0.2% precedente). In Cina le esportazioni sono salite a marzo del +11.5% a/a (vs. -25.4% precedente e +10% atteso); le importazioni sono scese a marzo del -7.6% a/a (vs. -13.8% precedente e -10.1% stimato). La produzione industriale da inizio anno a marzo è salita del +5.8% a/a (vs. +5.4% precedente e +5.5% atteso). Il PIL relativo al primo trimestre è cresciuto del +6.7% a/a (vs. +6.9% precedente). In Giappone l’indice PPI è sceso a marzo del -0.1% m/m (vs. -0.3% precedente e 0% atteso). La produzione industriale è scesa a febbraio del -5.2% m/m (vs. -6.2% precedente); su base annua del -1.2% (vs. -1.5% precedente).

 

Sui mercati obbligazionari si è osservato in settimana un lieve rialzo dei rendimenti governativi benchmark Euro ed USA su tutte le scadenze. Guardando invece al movimento dei tassi in un mese, entrambe le curve hanno registrato uno spostamento verso il basso. I differenziali di rendimento tra i titoli governativi decennali periferici ed il Bund tedesco sono tornati a stringere in settimana; anche gli indici CDS hanno stretto, in misura marcata per il comparti dei Finanziari.